I Figli della Topa

Una serie di racconti metropolitani ispirati alle canzoni di Renato Zero che parlano di gioa, amore, riscatto, sofferenza. Racconti ambientati per lo piú a Roma, ma che raccontano un'umanitá spesso tradita, delusa ma che lotta e combatte per trovare un proprio posto nel mondo. Un viaggio da fare con l´autore nei meandri delle miserie umane.

Per ogni copia acquistata, l´autore devolverá 2€ a Stella & Aratro, una Associazione che si occupa di attivitá sociali, culturali e di interesse pubblico. Quindi affrettatevi! Con un sol colpo potrete iniziare questo viaggio e aiutare chi aiuta.  


Recensioni

Recensione di Luisa di Stefano de "I sussurri delle Muse"


Prefazione alla seconda edizione del 2015 (di Stefania Ignazzitto)

Chi sono i Figli della Topa? Da chi vengono ascoltati? Cosa vogliono raccontare?

Sono queste le domande che ci si pone di fronte ai racconti di questo libro. I Figli della Topa sono i protagonisti di ogni giorno, ma non protagonisti comuni, soliti, direi piuttosto nascosti.
Persone usuali si, ma costretti a fingere un'identità per farsi accettare, o "marchiati" dalla società come diversi. Spesso considerati ribelli o anticonformisti, illusi di avere una vita "fuori dagli schemi". Leggendo tra le righe di questo libro, soffermandosi attentamente su ogni dettaglio qui citato possiamo scorgere anime ferite, soprusi, inganni. Il lettore potrebbe rimanerne scosso oppure indifferente, ma ciò che lo accomuna alle storie raccontate è la voglia di riscatto.
Il libro si compone di sette racconti più due inediti, inseriti come omaggio allo sviluppo critico dell'autore nei confronti degli argomenti trattati.
Il primo, forse piú evidente filo conduttore di questi Figli della Topa è la sessualità, il rapporto tra la consapevolezza di una propria identità sessuale e il resto del mondo. Durante la fase di crescita ad ognuno di noi è sorto il dubbio su cosa ci spingesse a sentire certi impulsi primitivi, dettati dalla propria natura. Spesso abbiamo confuso la nostra sessualità con la nostra identità sessuale, vergognandoci o nascondendoci. Ad alcuni, i più fortunati, è stato detto che non c'è niente di male. Bisogna seguire il corso della natura. Ad altri, la massa, è stata negata qualsiasi forma di "diversa identità sessuale".
"C'era un tempo in cui aveva combattuto con tutte le sue forze contro quel destino così duro e crudo. Ma non era come tutti gli altri ragazzi, non poteva conformarsi con un sesso a cui non si sentiva di appartenere..." Cosi, in "Salvami", il penultimo racconto inedito, descrive la sua vita l'altro protagonista senza identità, senza un nome; lui, che desiderava fin da bambino esser nato in un altro corpo, diverso da quello che non riconosceva come suo. Lui, che aveva avuto un'infanzia piuttosto felice, tra calcio e chiacchiere con gli amici, attimi di felicità che a volte venivano interrotti da una strana consapevolezza: l'irrefrenabile desiderio di indossare i vestiti della sorella.
In "Salvami" non c'è il lieto fine, il lettore non può assistere alla risoluzione del conflitto che guida l'intera storia, ma è messo davanti ad un messaggio di speranza: nonostante tutto, ciò che conta è vivere in nome di almeno un attimo di felicità.
Si parla quindi di omosessualità, ma anche di eterosessualità, di istinti, di dipendenze, ma soprattutto di amore. Un amore, dai primi racconti, che vive nell'ingenuo e nella favola, un amore che non si arrende alla sconfitta, un amore che tutto può. "Nessun problema, se ci credi si può", così dice Renato Zero in una sua canzone, ed è ciò che accade nell'ultimo dei nove racconti, anch'esso inedito, il cui protagonista è un giovane soldato senza nome, quasi non fosse mai esistito. Lui, che proprio per amore, oltre che per la sopravvivenza, lotta durante la guerra per un solo obiettivo, tornare a casa dalla propria moglie e riabbracciarla in nome dell'eternità.
La speranza è il secondo elemento cardine di tutti i racconti. La speranza è quella fiamma che può divampare in un incendio se la si coltiva e si protegge dal vento. La speranza è quella goccia di rugiada che ci sveglia la mattina dopo un incubo, o quel raggio di sole che ci scalda dopo un brutto temporale.
È la luce di una candela in una chiesa, come per Fabiana, la protagonista di "Uomo no!", costretta a rifugiarsi da sé stessa per vergogna di guardarsi dentro e vedere il vuoto. Costretta a fare i conti con una realtà scomoda, quella della dipendenza dalla droga, catapultata in un mondo adulto e senza pietà. Eppure, la pietà è ciò che la accoglie in quel luogo sacro.
Un ultimo filo conduttore tra i nove racconti è l'accettazione. Un cammino tortuoso che inizia innanzitutto da sé stessi. Una strada che percorre il protagonista di "Motel", un'accettazione che inizia con il suo rapporto con il padre, un'accettazione che punge, che fa male, che lo scuote fino al momento in cui rischia di perdere tutto. Un'accettazione che lo spinge a "svendere" il suo corpo, a ricoprirsi di ridicolo di fronte alla vita dissoluta che conduce; cosi si vede con gli occhi degli altri. Un fallimento. E quando crede di aver trovato la soluzione ai suoi problemi incontrando Carlo, se ne vergogna, perché quell'amore non è giusto provarlo. Non si può essere omosessuali e non prostituirsi. Non si può accettare la propria omosessualità e lasciarsi andare nel turbine della purezza. La vita gli dimostrerà che una risoluzione è sempre possibile.
Vite difficili, vite spezzate, a volte risollevate, vite con un lieto fine, vite fugaci, nascoste.
"I Figli della Topa" sono queste vite. In fondo siamo tutti noi, che per paura, per vergogna, o per ipocrisia spesso ci nascondiamo, fuggiamo dal mondo. Chi per aver commesso qualche errore, chi per aver capito di avere un'identità sessuale differente dal comune, chi per diffidenza nei confronti del futuro o del cambiamento. Basterebbe poco per comprendere, perché di comprensione abbiamo sempre più bisogno, per lasciare entrare quella luce che anche dal letame un bocciolo prima o poi fa affiorare.