Descrizione
Un mosaico di vite spezzate, fragili e profondamente umane.
Tra motel di periferia, dipendenze, identità negate e famiglie incapaci di comprendere, I figli della Topa racconta chi vive ai margini e continua, nonostante tutto, a cercare amore, dignità e salvezza.
Ci sono persone che il mondo preferisce non guardare.
Persone troppo sensibili.
Troppo fragili.
Troppo diverse.
I figli della Topa dà voce proprio a loro.
Attraverso racconti ambientati tra gli anni ’70 e ’80, Nicola Accordino costruisce un viaggio dentro le ferite invisibili della società: omosessualità vissuta nel silenzio, dipendenze, prostituzione, famiglie oppressive, bisogno disperato di essere amati.
Non ci sono eroi perfetti.
Ci sono uomini e donne che sbagliano, cadono, si perdono e cercano un motivo per rialzarsi.
Roma diventa lo sfondo vivo di queste esistenze sospese: motel consumati dal tempo, locali notturni, chiese vuote, periferie, sogni infranti e nuovi inizi.
La scrittura è diretta, emotiva, senza filtri.
Non cerca di abbellire il dolore. Cerca di attraversarlo.
Temi del libro
- Emarginazione sociale
- Identità e omosessualità
- Dipendenza e autodistruzione
- Famiglia e rifiuto
- Solitudine
- Ricerca dell’amore
- Rinascita personale
Per chi è questo libro
Per chi ama le storie umane, crude e sincere.
Per chi cerca personaggi imperfetti ma veri.
Per chi vuole leggere racconti che parlano di fragilità senza moralismi.






Luca Parsi –
Letto in ebook. Interessante progetto accostare Renato Zero alle storie metropolitane. Qualche racconto è un po’ acerbo, qualche altro tocca corde profonde.
Gervasio Buonocore –
Un libro intenso e sentito, in cui però si vede l’inesperienza dell’autore. Ma si vedono in germe tutte le tematiche che tratterà in altri testi. Buona opera prima
Giulia Damiano –
Non mi aspettavo di essere così colpita. L’autore costruisce personaggi imperfetti ma autentici, che restano con te dopo l’ultima pagina. La scrittura è diretta, mai compiaciuta. Un libro che fa quello che la buona letteratura dovrebbe sempre fare: renderti più umano.
Damiano Muratori –
Ho scoperto questo libro dopo aver visto un video dell’autore online. L’ho trovato onesto in un modo che fa quasi paura. Le storie parlano di emarginazione e identità, temi su cui si scrivono fiumi di parole vuote, ma qui ogni frase ha un peso preciso. Il racconto del motel romano è un piccolo capolavoro di economia narrativa.
Ilaria Lentini –
L’ho letto su consiglio di una collega, dopo che ne aveva parlato in un gruppo di lettura. Ha qualcosa di raro: non ti chiede di compiangere nessuno, ti chiede soltanto di stare in ascolto. In un panorama narrativo spesso urlato, questa sobrietà fa effetto.
Vincenzo Amodeo –
Ho trovato questo libro per caso in una libreria dell’usato e l’ho letto la stessa sera. Quindici anni dopo l’uscita, queste storie suonano ancora urgenti. Accordino parla di persone che la società preferisce non vedere, e lo fa con una scrittura che non grida ma non si lascia ignorare.
Giulia Ferrara –
Ricevuto come regalo al CSU di Napoli 2024 dopo aver visto l’autore presentarlo. Una voce narrativa che non urla mai, neanche quando racconta le cose più difficili. Questo è il pregio maggiore di Accordino: la misura.
Luca Amato –
Interessante come documento della marginalità raccontata senza filtri. Alcuni racconti funzionano meglio di altri, e la raccolta nel complesso avrebbe beneficiato di una maggiore selezione. Ma la voce dell’autore è genuina e merita attenzione.
Roberto Fiore –
Non ho apprezzato il tono generale della raccolta, che ho trovato a tratti aggressivo verso il lettore. Certi passaggi sembrano volere a tutti i costi scandalizzare piuttosto che raccontare.
Carmine Russo –
L’ho preso al CSU di Napoli nel 2023. Stavo girando tra gli stand e mi ha fermato il titolo — ovviamente. Poi ho letto le prime righe in piedi e non mi sono più mosso. Racconto breve, scrittura precisa, nessuna concessione alla retorica. Ottimo.
Sara Benedetti –
Ho scoperto questo libro tramite il passaparola di un amico. Il titolo è un piccolo atto di coraggio in sé. I racconti sono brevi ma densi, con quella qualità rara di sembrare semplici mentre sono in realtà molto precisi. Tornerò a rileggerne alcuni.
Francesco De Rosa –
Ho comprato questo libro al Salone del Libro 2023 su consiglio di una libraia dello stand. Sapeva esattamente cosa stava vendendo e perché. Una raccolta che parla di solitudine, di identità, di rifiuto — temi che non invecchiano. Tre stelle perché alcuni racconti mi hanno coinvolto più di altri.
Massimo Elia –
Una raccolta compatta e ben riuscita. I temi della marginalità e dell’identità vengono trattati con una scrittura che non scende a compromessi con il buonismo. Qualche racconto avrebbe meritato più sviluppo, ma nel complesso è un’opera solida.
Katia Ferraro –
Ho letto la prefazione e mi sono già emozionata. Poi ho letto il primo racconto e ho capito che non era un libro qualsiasi. L’autore riesce a farti sentire dentro le sue storie senza mai manipolarti. Cinque stelle senza dubbi.
Stefano Amato –
Preso al CSU Rivoli 2022. L’autore era presente allo stand e ha spiegato da dove vengono questi personaggi. Dopo quella conversazione il libro ha preso un sapore diverso. La prefazione di Luisa di Stefano è eccellente e va letta come introduzione necessaria.
Rossana Ferrante –
Acquistato alla fiera di Rivoli nel 2022 direttamente dall’autore. Accordino me ne ha parlato con una passione che ti convince a comprare senza leggere la quarta di copertina. Non me ne sono pentita. Una raccolta coraggiosa, scritta con una voce autentica e riconoscibile.
Noemi Esposito –
L’ho acquistato al Salone del Libro di Torino e l’ho iniziato in treno sulla via del ritorno. Scrittura compatta, senza sovrastrutture. Ho trovato particolarmente toccante la storia di Fabiana. Una lettura che consiglio senza riserve.
Rossella Ferrante –
Ho seguito l’autore online prima di comprare il libro e devo dire che la sua voce nella scrittura è identica a quella che trasmette: diretta, senza pose, autentica. La raccolta riflette perfettamente quella sensibilità. Non un libro facile, ma un libro giusto.
Monica Ferretti –
Tre racconti su dieci mi hanno convinta. Gli altri li ho trovati troppo schematici, quasi come esercizi di stile più che storie vere. Non lo consiglierei.
Gaia Pellegrini –
Regalo di Natale 2021 — avevo esplicitamente chiesto un libro di narrativa italiana indipendente e un’amica ha scelto bene. La raccolta ha qualcosa di necessario: non ti lascia comodamente fuori dalla storia ma ti mette dentro, anche quando scomoda.
Vincenzo Serra –
Ho apprezzato l’intento e molti dei racconti, ma ho faticato con la struttura complessiva. Manca forse un filo conduttore più visibile, qualcosa che tenga insieme le storie in un discorso più ampio. La scrittura è comunque valida.
Dario Lombardi –
Comprato al Salone del Libro 2021 insieme ad altri tre libri, l’unico di cui mi ricordo ancora i dettagli a distanza di anni. Certi racconti si sedimentano lentamente, e questo è uno di quei libri che torna in mente nei momenti meno attesi.
Rossana Celentano –
Consigliato da un’amica. Ho trovato nella storia di Fabiana qualcosa che non mi aspettavo: una scrittura capace di mostrare il dolore senza compiacersene. Non è facile. L’autore ci riesce con naturalezza.
Serena Pinto –
Comprato al CSU Rivoli. Devo essere onesta: non è il mio genere. I racconti brevi non mi coinvolgono quanto un romanzo. Magari per chi ama il formato funziona meglio.
Marco Ferraro –
Un libro che non si preoccupa di piacere a tutti, e proprio per questo funziona. I personaggi sono spigolosi, le situazioni scomode, i finali spesso aperti. Ma c’è una cura nella scrittura che si sente in ogni riga. La media è decisamente alta.
Giulio Mariani –
Scrittura a tratti efficace ma globalmente la raccolta non mi ha lasciato nulla. Nessun racconto mi è rimasto in mente dopo la lettura. Mi dispiace perché l’intento era chiaramente serio.
Federica Caputo –
Durante il lockdown ho letto tantissimo, e questo è stato il libro che mi ha colpito di più. Forse perché parla di isolamento, di maschere che indossiamo, di quanto sia difficile essere davvero visti. Le storie di questi personaggi fragili e coraggiosi mi hanno tenuto compagnia in giorni difficili.
Claudio Rinaldi –
Lettura gradevole e tematiche importanti. Quello che manca è un po’ di imprevedibilità narrativa. Ma per chi si avvicina per la prima volta a questi temi è un ottimo punto di partenza, scritto con rispetto e senza moralismi.
Lucia Carbone –
Me lo ha regalato una collega che lavora nel sociale, dicendomi che rispecchiava esperienze che vedeva ogni giorno. Ha ragione. Accordino scrive di emarginazione senza il filtro del benaltrismo e senza il tono della denuncia. Solo storie. Solo persone.
Luisa Merlo –
Acquistato al Salone del Libro convinta dal titolo provocatorio. Mi aspettavo qualcosa di più graffiante, invece ho trovato racconti brevi e un po’ prevedibili. Delusione.
Teresa Monti –
Una voce narrativa riconoscibile e coerente dall’inizio alla fine. I racconti non cercano la lacrima facile, eppure alla fine ti ritrovi con gli occhi lucidi senza capire bene perché. Un bel segno per qualsiasi scrittore.
Giovanna Silvestri –
Mi ha sorpreso per la delicatezza con cui tratta argomenti che di solito vengono affrontati con toni urlati. Qui invece tutto è sottovoce, quasi intimo. Il racconto sulla dipendenza e l’amore perduto è forse il migliore della raccolta.
Emanuele Greco –
Ho comprato questo libro per una ricerca su narrativa e identità LGBTQ+ nell’editoria italiana. Mi aspettavo un testo interessante, ho trovato un testo bellissimo. La prefazione pone le domande giuste; i racconti le vivono. Un contributo importante alla narrativa italiana indipendente.
Pietro Danova –
Apprezzo molto il coraggio di affrontare questi temi, ma ho sentito a volte una certa tendenza alla semplificazione. Alcune storie avrebbero meritato più spazio. Il formato del racconto breve non sempre rende giustizia alla complessità dei personaggi.
Davide Ferretti –
Un libro che dice cose importanti in modo semplice, senza voler fare la morale. I protagonisti non sono eroi né vittime: sono persone, con tutte le contraddizioni che questo comporta. Lettura veloce ma non superficiale. Lo consiglio soprattutto ai giovani.
Cristina Ferrara –
Che lettura. L’ho preso in mano un venerdì sera e il sabato mattina avevo finito. I racconti si divorano e si sedimentano. La voce narrativa è coerente dall’inizio alla fine, cosa non scontata nelle raccolte. Un libro da tenere sul comodino.
Carla Vitali –
Ho trovato i temi trattati interessanti ma il modo in cui vengono narrati non mi ha convinto. Sembra a tratti didascalico, come se l’autore volesse assicurarsi che il lettore capisca il messaggio.
Stefania Amato –
Ho trovato la raccolta troppo discontinua per poterla valutare positivamente nel suo insieme. Accanto a racconti riusciti ce ne sono altri che sembrano abbozzi non del tutto sviluppati. Forse un editing più severo avrebbe aiutato.
Fabrizio Mancini –
Il titolo mi aveva fermato in libreria con una risata, poi ho letto la quarta di copertina e l’ho comprato. Ogni racconto è un piccolo mondo chiuso, ma tutti parlano la stessa lingua: quella di chi vive ai margini e cerca un posto nel mondo. Stile asciutto, niente fronzoli.
Marina Vitale –
L’ho trovato sotto l’albero di Natale 2015 e l’ho letto il 26 dicembre tutto d’un fiato. Alcuni racconti mi hanno convinto meno degli altri, ma la coerenza della voce narrativa è un punto di forza notevole. Una raccolta che si distingue nel panorama dell’editoria indipendente.
Andrea Vitale –
Ho trovato alcuni finali tagliati di netto, lasciando il lettore in sospeso senza una vera risoluzione. Capisco che possa essere una scelta stilistica, però in qualche caso l’ho vissuto come incompiuto. Le storie migliori della raccolta però sono davvero notevoli.
Lorenzo Coppola –
Uno degli autori italiani contemporanei più onesti che abbia letto. I racconti si divorano ma si sedimentano lentamente. Il racconto del motel è di una perfezione assoluta: ogni frase ha il peso giusto, ogni silenzio è calcolato. Cinque stelle senza esitazione.
Pietro Sala –
La scrittura è grezza in alcuni punti, con ripetizioni che un editing più attento avrebbe eliminato. L’intenzione è buona ma l’esecuzione non è sempre all’altezza.
Noemi Cacciatore –
Titolo coraggioso per contenuti che non si lasciano dimenticare. Ho trovato particolarmente toccante la storia di Fabiana: ci sono passaggi che sembrano estratti da una confessione vera. Una lettura che consiglio soprattutto a chi pensa che certi argomenti non lo riguardino.
Simone Bruni –
Lettura gradevole, tematiche importanti, scrittura pulita. Quello che manca, secondo me, è un po’ di imprevedibilità: dopo il terzo racconto si intuisce la struttura degli altri. Per chi si avvicina per la prima volta a questi temi è comunque un ottimo punto di partenza.
Niccolò Pellegrini –
Una raccolta di racconti che non concede nulla alla retorica. I protagonisti non sono eroi né vittime: sono persone, con tutte le contraddizioni che questo comporta. Avrei voluto qualche racconto in più con epiloghi meno aperti, ma complessivamente convince.
Federica Schiavo –
Regalo di compleanno che mi ha sorpreso. Non mi aspettavo di commuovermi così. La storia di Fabiana è quella che ricordo di più: c’è qualcosa nel modo in cui Accordino la racconta — senza giudicarla, senza salvarla — che è profondamente rispettoso.
Nadia Colombo –
L’ho ricevuto in regalo e ho cercato di finirlo, ma dopo il quarto racconto non riuscivo ad andare avanti. Troppo cupo, troppo senza speranza. Non è il tipo di lettura che cerco.
Elisabetta Russo –
Un libro necessario. Ho lavorato per anni in comunità di recupero e queste storie le riconosco: le ho viste con i miei occhi. Accordino riesce a dare dignità letteraria a vite che spesso non hanno nemmeno una parola per raccontarsi. La storia di Fabiana in particolare mi ha spezzata. Grazie, davvero.
Paola Gallo –
Mi aspettavo qualcosa di più in termini di profondità psicologica. Le storie scorrono bene, ma spesso si fermano quando cominciano a farsi davvero interessanti. Detto questo, per una raccolta di racconti brevi è un lavoro onesto.
Claudio Negri –
Non riesco a valutare positivamente questa raccolta. Lo stile è troppo elementare per i miei gusti, le storie sembrano abbozzate. Forse non è il tipo di narrativa che fa per me.
Roberto Amoruso –
L’autore ha il coraggio di scrivere di omosessualità, dipendenze e marginalità senza scivolare nel pietismo né nel sensazionalismo. I racconti sono compatti, densi, con dialoghi ben calibrati. Qualche ripetizione tematica nel mezzo, ma il finale lascia un buon sapore.
Antonella Ferreri –
Regalo di laurea da un’amica. Avevo qualche pregiudizio sul titolo provocatorio, ma già dal primo racconto ho cambiato idea. Accordino dà dignità letteraria a persone che la narrativa italiana di solito ignora. Una lettura che ti allarga la prospettiva.
Mirella Fontana –
Apprezzo l’intento, senza dubbio coraggioso. Alcuni racconti mi hanno emozionato, altri li ho trovati un po’ incompiuti. La prefazione prepara bene alla lettura. Un lavoro interessante, non perfetto, ma sincero.
Antonello De Luca –
Pochi libri mi hanno fatto sentire così capito. Vengo da una famiglia del Sud dove queste cose non si dicono, e leggere di personaggi che vivono le mie stesse paure con tale lucidità è stato come aprire una finestra. Non è solo un libro sugli emarginati: è un libro su tutti noi, su quella parte che nascondiamo.
Serena Lombardi –
Ho scoperto questo libro quasi per caso e sono contenta di non averlo ignorato. Il titolo è volutamente provocatorio ma funziona: ti costringe a fermarti, a chiederti chi sono davvero i diversi. La prefazione è bellissima, un testo che da solo vale la lettura.
Giulia Turrisi –
L’ho ricevuto come regalo di Natale da mia sorella nel 2011, con un bigliettino che diceva ‘leggilo e capisci’. Non capivo cosa intendesse. Poi l’ho letto e ho capito. Una raccolta di racconti che ti entra dentro senza chiedere il permesso. Il racconto del motel romano è di una perfezione rara.
Luisa Marchetti –
Il libro ha un cuore grande, ma ho faticato con la disomogeneità della raccolta. Alcuni racconti hanno una forza narrativa superiore ad altri, e questo crea un ritmo altalenante. Vale comunque la pena leggerlo per la chiarezza con cui l’autore guarda alla realtà senza filtri.
Valentina Conti –
Una lettura importante, specie in un momento in cui certi temi sembrano ancora tabù. I personaggi sono veri, fragili, contraddittori come lo siamo tutti. Ho trovato particolarmente riuscito il racconto sul barista che fa coming out con la famiglia: una scena di quotidiana umanità che vale più di mille discorsi.
Rossella Gatti –
Non fa per me. Ho trovato i racconti troppo brevi e i finali aperti mi hanno lasciata con un senso di incompiuto. Capisco che sia una scelta stilistica ma non riesco ad apprezzarla.
Gianfranco Esposito –
Ho letto questo libro in un pomeriggio e l’ho poi riletto la sera stessa, cosa che non mi capitava da anni. La storia di Fabiana, la ragazza che finisce per strada dopo aver perso il suo compagno, è scritta con una intensità che ti stringe il petto. Accordino non vuole commuovere a tutti i costi: racconta e basta, e questo lo rende ancora più potente.
Filippo Testa –
Titolo provocatorio, contenuto che non delude ma non sorprende completamente. Alcune storie mi hanno toccato, altre le ho trovate un po’ schematiche. Un lavoro onesto, con una chiara sensibilità sociale. Tre stelle perché mi aspettavo qualcosa di più sul piano narrativo.
Carmela Russo –
L’ho comprato subito dopo aver letto la quarta di copertina. Non me ne sono pentita. Una raccolta che affronta temi scomodi con coraggio e una scrittura asciutta, pungente. Le storie si leggono velocemente ma rimangono a lungo. Consigliato.
Rossella Amico –
Un libro che arriva dritto al cuore. L’ho letto la sera della vigilia di Natale e non riuscivo a smettere. Le storie di questi personaggi emarginati, raccontate senza retorica, mi hanno accompagnata per giorni. Il racconto ambientato nel motel romano è di una bellezza straziante. L’autore sa entrare nell’anima dei suoi personaggi senza giudicarli, e questo è un dono raro.