La caccia agli untori (#iorestoacasa, giorno 5)

20.03.2020

Ne "I promessi Sposi" Alessandro Manzoni racconta della Pesta scoppiata a Milano nel 1630. Con rigore storico ricostruisce le vicende partendo dai documenti antichi, con fonti, citazioni e nomi veri. In questi giorni cosí sfortunati, il ricordo di quelle righe scritte quasi duecento anni fa riecheggia nella memoria collettiva, perché non c´è nessuno in Italia (ma anche in Germania grazie alle traduzioni di Eduard von Bülow e Daniel Leßmann con il titolo Die Brautleute, früher Die Verlobten) che non lo abbia letto, visto una trasposizione cinematografica o ne abbia comunque sentita parlare. "Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno..." è uno degli incipit piú conosciuti della letteratura europea.

Molte sono le cose che accomunano quegli eventi a quelli attuali riguardanti il Covid19: l'indecisione delle istituzioni sui provvedimenti da prendere, la carenza di strutture adeguate oltre che di una cura efficace. Come molte sono anche le differenze, visto che allora la popolazione di Milano era concentrata pressocché nei bassifondi intono ai navigli, ai margini delle ville patrizie che circondavano il centro cittadino. Eppure, oggi come allora, sembrerebbe che i secoli non siano affatto trascorsi e che sotto i nostri vestiti griffati, le nostre tecnologie all'ultimo grido e tra i selfie sorridenti, ci sia la stessa atavica paura ed irrazionale smarrimento.

Smarrimento che ci porta a ricercare una ragione, un ordine al caos, per non arrenderci al fatto che la vita non abbia in realtá un senso (o che se ce l'ha, non siamo ancora capaci di coglierlo), che tutto sia dominato dal caos e che non possiamo porre rimedio in alcun modo a quello che ci circonda ne porre un freno alle disgrazie. Uno smarrimento che ci porta a chiederci chi sia il responsabile, trovando colpevoli anche tra gli innocenti. Oggi come nel 1600 nasce in noi il bisogno di sapere chi sia (o siano stati) i primi a diffondere il morbo chi è il responsabile di questa situazione e, possibilmente, punirlo per ciò che ha fatto, come se il fatto stesso di essere morto (solitamente i portatori della malattia sono tra i primi a morire) non fosse già una sufficiente punizione.

Sicuramente l'atteggiamento del governo cinese, che sembrerebbe abbia nascosto i dati reali sulla epidemia e forse l'esistenza stessa del virus è stato non solo colpevole ma anche sconsiderato, visto che si è perso tempo prezioso per la messa a punto di un vaccino o di un contenimento efficace. Ma quel che piú mi ha colpito e continua a colpirmi in tutta questa situazione è la reazione del popolo occidentale davanti la pandemia. L´atteggiamento dei milanesi del 1600 descritto dal Manzoni (e ben riassunto da Manuela Alessandra Filippi in un articolo per Vanity Fair), non è molto dissimile dallo spettacolo indegno che noi, popolo del duemila, stiamo dando alla posterità.

Prima che scoppiasse l´emergenza, ci sono stati casi eclatanti di psicosi collettiva e di attacchi razzisti e xenofobi verso la comunità cinese, accusata (anche da una certa parte politica non nuova a certe affermazioni) di essere portatori del virus. Con la conseguente crescita di episodi Sinofobia (paura dei cinesi), come il lancio di pietre verso studenti cinesi all´Academia di belle arti di Frosinone,  gli sputi di una baby gang su dei turisti cinesi a Venezia, i due fratellini cinesi di Rovigo rifiutati dai loro compagni di scuola e costretti alla quarantena, per arrivare agli insulti ricevuti su un treno da una docente universitaria di origini orientali.

Quando poi il pericolo è divenuto vera e propria emergenza, il target dei cercatori di untori si è spostato: da quando il Consiglio dei ministri ha decretato la zona rossa per tutta l'Italia con la conseguente quarantena per tutti i cittadini, gli untori sono diventati coloro che se ne vanno in giro nonostante i divieti, il vicino, il compagno di lavoro, la fidanzata o persino il prete che dà la comunione. Se da una parte è giusto pretendere il rispetto delle regole e condannare fermamente chi contravviene ai consigli dei medici e alle decretazioni del Governo, dall'altra va anche demonizzata la vera e propria caccia alle streghe che si è messa in atto sull'onda della paura, della preoccupazione e dello spirito di sopravvivenza. Dopo la fuga di massa da Milano e dalla prima zona rossa, i nemici sono diventati i milanesi, i lombardi, i ciclisti, i podisti, tutti coloro che, etichettati con epiteti vari, sono ritenuti complici di una malattia che si sta diffondendo sulle loro gambe. Ribadisco, posizioni condivisibili (io stesso ho sposato la filosofia dell'auto quarantena e resto barricato in casa), ma la rabbia no, quella non è giustificabile, non ai livelli attuali almeno. La paura antica del contagio, della pestilenza, ci sta facendo rapidamente regredire ad uno stato ferino. La paura che come sempre diventa odio e l'odio diventa semplificazione, ricerca della soluzione facile, del campo di concentramento anche se ad oggi non si saprebbe bene chi rinchiuderci, ma forse basterebbe rinchiuderci qualcuno e basta.

E questo odio si sta allargando: adesso in Europa siamo noi italiani gli untori, negli USA il presidente minus habens accusa gli Europei di star diffondendo il virus mentre, in una quadratura del cerchio quasi perfetta, dalla Cina arrivano accuse di una presunta infezione da parte di un soldato americano. Il tutto mentre la gente muore, la civiltà e la democrazia vanno a rotoli, le barriere si innalzano tra i popoli e dividono scavando solchi sempre piú profondi tra le persone, le nazioni, i popoli. Non è il virus che può distruggerci, ma è la paura e la stupidità di fronte al quale non sembra vi siano anticorpi. Se persone preparate e colte che dovrebbero cercare di calmare gli animi parlano di scenari apocalittici alla "Day after", se i giornali di tutto il mondo rincorrono il sensazionalismo e la frase ad effetto e le Fake news impazzano alla ricerca del clic in piú, non solo non ne usciremo presto, ma semplicemente non ne usciremo.

Dobbiamo imparare a non confondere il popolo con i propri governi, perché anche se è vero che ogni popolo ha il governo che si merita, è vero anche che non è attraverso il razzismo, l'odio o la segregazione che si aiuta il genere umano ad evolvere. Anzi, così si alimentano solo rabbia, senso di ingiustizia sociale, insoddisfazione. Che poi inevitabilmente sfociano in scontro. Ognuno di noi deve superare il panico, cercare di recuperare il sangue freddo e provare a placare gli animi. Cerchiamo di prenderci del tempo per informarci senza affidarci ai venditori di facili verità e di divisioni. Cerchiamo di arginare la paura attraverso la conoscenza dei fatti, delle persone, di ciò che ci circonda. Arginiamo la psicosi in cui ormai viviamo da mesi, interrompiamo il contagio virale e, quello si mortale, della paura.