Gli avvelenatori di pozzi

27.07.2019

Per "avvelenamento del pozzo" si intende un tipo di fallacia argomentativa per cui ciò che sarà sostenuto dall'avversario viene pubblicamente delegittimato in anticipo insinuando un sospetto circa la sua buona fede o sulla sua credibilità. Ogni cosa che dirà l'interlocutore sarà quindi ignorata, considerata irrilevante o del tutto falsa, da parte degli astanti. L'avvelenamento del pozzo è un caso particolare di argumentum ad hominem. L'origine del termine proviene dalla pratica di gettare una piccola quantità di veleno in un pozzo prima che un esercito nemico invada il territorio, in questo modo tramite una piccola azione si ottengono risultati micidiali. L'espressione fu usata per la prima volta con questo senso da John Henry Newman nella sua Apologia Pro Vita Sua. (fonte Wikipedia). Negli ultimi tempi la presenza di questa scelerata categoria di persone si è moltiplicata, complice non solo la diffusione dei social ma soprattutto di un certo modo di fare politica, basata sulla sensazione del momento, sulla estremistica ignoranza del popolo e sulla comunicazione sensazionalistica tipica dell'era digitale.

Da una parte abbiamo quelli che forse (lasciamogli il beneficio del dubbio) non si rendono conto di agire in modo scellerato: giornali, riviste scandalistiche, siti, gruppi su facebook, canali YouTube pronti a cavalcare l'onda della notizia del momento, senza curarsi delle fonti, dei fatti, delle evidenze e senza avere il rispetto non solo delle vittime, ma principalmente dei fruitori finali delle notizie, cioè i follower, i lettori, i consumatori finali insomma. Persone che pur di aumentare la propria visibilità, il proprio peso sociale, i propri introiti, sbatte il mostro in prima pagina, spesso senza accertarsi veramente né delle fonti né di cosa sia realmente accaduto. Previo poi pubblicare rettifiche e smentite in terza pagina o incolpando le proprie fonti. Ma ormai il danno è fatto: la notizia è stata data e la macchina del fango avviata.

I piú pericolosi però sono quelli che avvelenano i pozzi con sistematica e scientifica precisione, instillando nella gente la paura, il disagio, lo scetticismo. E in Italia abbiamo i campioni in questo sport: matteo salvini e giorgia meloni, esponenti di una alleanza politica che sta creando la propria base di consenso per un futuro governo (insieme raggiungono oltre il 40% delle preferenze, secondo dei recenti sondaggi). E sono proprio loro i principali avvelenatori di pozzi, che utilizzano la stessa tattica ad ogni notizia utile alla loro meschina propaganda. Come è stato per il caso Bibbiano (aiutati dal buon gigino gigetto, che ha definito il PD "il partito di Bibbiano"), la falsa notizia dell'elettroshock usato per fare il lavaggio del cervello ai bambini è stata lanciata nel pozzo (smentita in modo molto timido successivamente) per far montare la polemica in chiave anti-opposizione e anti-famiglie arcobaleno.

Lo stesso scenario si è ripetuto in queste ore con il caso del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, ucciso da otto coltellate durante una operazione in borghese. La meloni in un post su Facebook aveva scritto: «La scorsa notte un carabiniere di 35 anni è morto ammazzato da 2 animali, probabilmente magrebini». E ancora: «L'Italia non può essere il punto di approdo di queste bestie». Prima che venisse confermata la nazionalità dei due ragazzi fermati per l'omicidio, prima della confessione di uno dei giovani americani, prima che si iniziassero a capire meglio le dinamiche di tutta la vicenda, giorgetta rincorreva le prime indiscrezioni. Seguita a ruota dal notista ed ex parlamentare Capezzone e uno dei capi di merdapound, marsella.

La tendenza a condividere spasmodicamente qualsiasi notizia e la completa assenza di senso critico, hanno fatto il resto, portando il seme del mal pensiero e della Fake news lontano, diffuso in modo capillare e spesso incontrollato nell'etere. Raggiugendo schiere di persone, sui social e per strada, pronti a commentare a caldo notizie non ancora ne accertate ne correlate di evidenze e fatti, solo sulla base di ipotesi e congetture, pronti a scagliarsi contro il mostro sbattuto in prima pagina. Persone spaventate, indottrinate all'odio, alla diffidenza, dal giudizio facile. Persone che non capiscono che il problema non è nel colore della pelle ma nel cuore delle persone. Che se diamo una possibilità all'altro non siamo buonisti ma solo esseri umani. Ma con certa gente è fiato sprecato, troppo impegnata a odiare piuttosto che a tendere la mano all'altro. Incapaci di comprendere che non è chiudendosi al mondo che ci si salva e che spesso chi pensiamo sia una persona per bene, in realtà è quello che ci somministrerà il fendente decisivo. Persone pronte ad additare il diverso, a dire "te l'avevo detto" e condividere post pieni di odio e fiele contro i presunti stranieri africani, a invocare la pena di morte, a dire "lasciateli morire in mare". Previo poi non parlarne piú nel momento in cui si scopre che ad assassinare il giovane carabiniere è stato in realtá un giovane americano.

Tutto allora torna nella assoluta normalità. salvini non parla piú di lavori forzati, la meloni cancella il suo post (come fanno tutti i suoi accoliti e amici follower) senza chiedere scusa, senza dire "abbiamo sbagliato", senza cercare di riparare al danno di immagine che ancora una volta hanno causato ad una intera categoria, quella dei migranti, nuovamente bersagliata da un odio che purtroppo include tutti. E mentre gli avvelenatori cercano un altro pozzo da sabotare, l'odio cresce accecando il popolo e distraendolo dai veri problemi della società, che non sono (o non solo) l'immigrazione ma la mancanza di regole, di giustizia, di rispetto e, in ultima analisi, di decenza e pudore.

Riposi in pace, Vicebrigadiere Mario Cerciello Rega. Che la terra le sia lieve.

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