Giustizia e giustizialismo

29.07.2019

Voglio fare una premessa: ho il massimo rispetto per le forze armate nonostante alcuni elementi delle stesse a volte si macchino di azioni poco chiare e al di la della giustizia. Le forze armate sono i protettori della legge e come tali vanno rispettati nelle loro funzioni come organi istituzionali importantissimi. Ho nella mia famiglia e tra i miei amici Carabinieri, Poliziotti, Finanzieri e fa male quando un servitore dello Stato viene ucciso. È altrettanto male mi fa lo sciacallaggio politico sulla pelle del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, ucciso durante una operazione in borghese a Roma sabato scorso. A cadavere ancora caldo, una certa parte politica aveva già cominciato ad aizzare i propri accoliti verso gli immigrati, sostenendo che ad uccidere il carabiniere fossero dei magrebini. Ma a dispetto di questi avvelenatori di pozzi, costretti a cancellare i propri post (senza per altro scusarsi per il fango gettato ancora una volta su tutti gli immigrati), nelle ore successive si è scoperto come i colpevoli fossero sì due extracomunitari ma americani. Questo ha immediatamente smorzato le polemiche da un lato, ma il caro leader della destra, per non perdere l'appiglio sulla sua fanbase, alla notizia dell'arresto dei due giovani, ha subito invocato lavori forzati e carcere duro, fino ad arrivare addirittura alla pena di morte.

Come era prevedibile, la rabbia del fandom del ministro si è immediatamente spostata verso i due giovani, pilotati abilmente dal loro pastore. E quando alla fine, chissà da dove e chissà come è spuntata una foto che ritraeva il giovane assassino legato alla sedia e bendato nella centrale dei carabinieri, il caos è esploso immediato, se possibile ancora piú forte di prima. Da subito si sono sprecati i commenti di elogio nei confronti delle forze dell'ordine, che lo avrebbero trattato "come si merita", e ti pareva se salvini non cavalcava l'onda esprimendo la stessa idea sul suo profilo facebook. "l'unica vittima è un uomo, un figlio, un marito, un carabiniere, un servitore della patria!" tuona il master chef della supercazzola, come se qualcuno si pensasse di dire il contrario. Ma, come fa notare il buon Enrico Mentana, chi sa cosa sia uno stato di diritto sa che non si può tenere bendato e ammanettato un indagato, anche perché ciò rende inutilizzabile la sua confessione; come ha già dichiarato tra l'altro Alan Dershowitz (professore emerito di legge all'Harward University) e come è accaduto per Amanda Knox e altri casi in cui il processo è stato annullato e/o spostato o addirittura chiuso.

Come fanno notare da più parti quindi, il problema non è fare i buonisti, come sempre più spesso i giustizieri de noartri urlano a chi cerca di far rispettare una regola comune per tutti, delinquenti e vittime. Si può e si deve condannare qualsiasi atto contro la legge ma senza fare gare di immoralità. La legge del taglione è stata abolita secoli fa per fortuna e a mio avviso sono rivoltanti allo stesso modo sia le immagini del sangue del carabiniere accoltellato che quelle del ragazzo reo confesso incatenato barbaramente. Il vicebrigadiere credo che non avrebbe approvato una vendetta del genere, una umiliazione dell'essere umano e non solo la punizione di un delinquente.

A differenza dei giustizialisti da tastiera, io ritendo che nessun criminale meriti di essere spogliato della propria dignità umana, quale che sia la gravità del reato commesso. Ribadisco, nessuno. Per assurdo neanche Mussolini o Ceausescu meritavano la fine che hanno fatto, perché se ci riteniamo davvero democratici, diversi, superiori, questa superiorità dobbiamo davvero dimostrarla. Eppure, oggi si agisce come se l'illuminismo e Cesare Beccaria non fossero mai esistiti, si ritorna alla giustizia sommaria, alle pene esemplari, alla pena di morte, ai processi di piazza. A questi giustizialisti ripeto le parole che ha espresso Pietro Grasso, che ricorda come all'arresto di Bernardo Provenzano non perse la sua umanità. "Gli mostrammo la differenza tra noi e loro: non ci si abbassa mai al livello dei criminali che si combattono, non ci sono e non ci devono essere eccezioni. Questo significa essere uomini e donne al servizio dello stato".

Quello che i forcaioli da bar non comprendono è che preservare lo stato di diritto, il rispetto del criminale nella sua persona (il che non vuol dire certo fargli sconti di pena né dargli agevolazioni), vuol dire anche proteggere noi stessi. Tutti possiamo sbagliare, essere vittime del circostante o casualmente coinvolti in un qualsiasi situazione pericolosa anche come semplici testimoni. Lo stato di diritto protegge anche noi dalle possibili ingiurie di chi, sentendosi al sicuro barricato dietro la legge, cominci ad abusare del potere che ha. I processi sommari, la caccia alle streghe, lasciamole al passato. Perché proteggere lo stato di diritto vuol dire proteggere noi stessi. 

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