I fascisti al Salone del Libro e il paradosso della tolleranza

08.05.2019

Domani si aprirà a Torino la 32 esima edizione del Salone del libro, cinque giorni presso il Lingotto fiere in cui si susseguiranno incontri, conferenze, presentazioni, dialoghi e dibattiti su tanti temi letterali ma anche sociali. Uno degli eventi culturali piú attesi e rinomati del panorama letterario italiano, uno di quelli in cui qualsiasi scrittore sogna di essere almeno una volta nella vita (e quest'anno anche io sarò infatti presente con i miei libri, ma questa è un'altra storia). Il tema di quest'anno sarà "il gioco del mondo", illustrato da un manifesto di MP5, un'artista italiana nota per lo stile incisivo e l'uso del bianco e nero. L´ immagine vuole rappresentare là apertura intrinseca della cultura, che supera ed abbatte muri perché non conosce confini.

La cultura è da sempre al centro del Salone, declinata in tutte le sue forme, nello spirito della libertà costituzionale di espressione. Ideale che quest'anno secondo molti è stato allargato un po' troppo. È di questi giorni infatti la polemica esplosa tra una parte del mondo culturale italiano e l'organizzazione del Salone per l'ammissione tra gli espositori della casa editrice Altaforte, vicino a CasaPound e il cui editore si dichiara apertamente e orgogliosamente fascista. Polemiche che hanno di fatto spaccato il mondo letterario in due fazioni: chi diserterà l'evento perché rifiuta di dividere lo spazio con un gruppo dichiaratamente fascista e chi invece sostiene che non bisogna mai indietreggiare e lasciare sguarnito il campo di battaglia.

Ma facciamo un paso indietro. Fino a pochi giorni fa in pochi conoscevano la CE Altaforte, etichetta tipografica ispirata ad un verso di Pound e che è animata da un militante di CasaPound. Questa casa editrice ha pubblicato solo nove volumi, tra cui il famoso libro intervista al leader della Lega "Io sono Matteo Salvini", il titolo che ha acceso la polemica e che, secondo molti senza questa campagna di boicottaggio sarebbe finito nel dimenticatoio in poche ore. Tanto per cominciare, lo scrittore Christian Raimo si è dimesso da consulente del Salone travolto dalle polemiche sul suo post in cui, oltre a denunciare un pericoloso avvicinamento di pezzi del governo a posizioni di estrema destra e una lista di giornalisti che starebbero aiutando a sdoganare certe idee raziali, attaccava la presenza della Casa Editrice Altaforte e del libro di Salvini.

In seguito, il collettivo di giornalisti Wu Ming ("mai gomito a gomito con i neofascisti: Altaforte è di fatto la Casa Editrice di CasaPound") e lo storico e saggista Carlo Ginzburg, che ha preso una posizione netta sull'opportunità di partecipare al Salone "per una scelta politica, che non ha nulla a che fare con la sfera della legalità". Infine, Zerocalcare, fumettista di Rebibbia, che ha dato forfait: "mi è davvero impossibile" ha scritto su Twitter "pensare di rimanere tre giorni seduto a pochi metri dai sodali di chi ha accoltellato i miei fratelli".

Di tutt'altro avviso la scrittrice Michela Murgia, che già nelle scorse settimane aveva ampiamente polemizzato con il leader della Lega sui social, che ha spiegato su un lungo post su facebook perché invece ha scelto di partecipare, lanciando l'Hashtag #iovadoatorino cui già hanno aderito molti scrittori. "siamo convinti che i presidii non vadano abbandonati, né si debbano cadere gli spazi di incontro e di confronto che ancora ci restano", ha spiegato "l'unica difesa contro un presente senza coscienza è ricominciare a proteggere la memoria insieme".

Fondamentalmente tutte queste persone, in un modo o nell´altro, sostengono come la presenza al Salone di CasaPound e di persone che portano avanti determinate idee contrarie alla Costituzione e ai valori sulla quale e 'stato fondato la Repubblica, sia il sintomo di un continuo processo di logoramento, che ci ha portato a pensare che sia normale trovare dei fascisti ad una fiera del libro, che promuovono il libro di un ministro e che parte del paese considera autorevole alfiere di posizioni considerate normali, quasi innocue.

Sui social impazza la polemica tra chi sostiene che ha ragione chi decide di disertare l'evento "cosí gli organizzatori l'anno prossimo ci penseranno meglio" e chi invece sostiene che non bisogna lasciare nessun varco a certe ideologie e che non è abbandonando il cambio di battaglia che si contrasta il nemico ma fornendo a chi sarà al salone (che ricordiamolo, è meta ogni anno di molti giovani) valide alternative ai deliri sovranisti di alcuni intellettuali di destra. C´ è chi sostiene che, se non ci sono gli autori, al salone ci andranno solo utenti allineanti con le posizioni di CasaPound, rendendo palese come non esistano poi tutti questi intellettuali fascisti e per l'anno prossimo gli organizzatori ci ripensano, ma io non sono sicuro che siano cosí pochi i sostenitori di quella gentaglia lì... basta farsi un giro sui social per rendersene conto.

Allo scoppiare delle polemiche ero stato tentato di sostenere la posizione degli aventinisti, ma poi ho capito che questa posizione, pur essendo legittima espressione di dissenso, non sia la piú giusta da seguire. Distinguersi da certe pubblicazioni e isolarsi in una posizione di chiusura non è la strada migliore per tante ragioni. La prima è la sopraccitata presenza di molti giovani al Salone, che sarebbero privati di una pluralità di opinioni e punti di vista. Va infatti ricordato che la presenta di Altaforte è marginale rispetto agli eventi in programma, che saranno incentrati sull'incontro, sulla conoscenza, sull'integrazione. Ritirare come hanno fatto alcuni autori la propria disponibilità, vuol dire privare i visitatori di una possibilità di confronto, impoverendoli ancora di piú (specie considerando che molti non hanno molte possibilità di assistere a eventi del genere se non attraverso i social o leggendone delle riduzioni sui mass media tradizionali).

Secondo me però prima che culturale, questo è un problema politico. Ci si chiede da piú parti infatti quanto ancora dobbiamo tollerare la palese violazione della costituzione da parte di frange di una destra che inneggia nuovamente al ventennio commettendo apertamente un reato di apologia del Fascismo, sanzionato dalla Legge Scelba e dalla legge Mancino. Da una parte c'è chi chiede che i giudici intervengano per ristabilire la legalità mentre dall'altra abbiamo sentenze controverse, come quella che assolve dei manifestanti che a Predappio avevano inneggiato a Mussolini, sostenendo che in quel caso si stava solo esprimendo una opinione. Una situazione paradossale che rischia di diventare quanto mai pericolosa se si pensa al paradosso della Tolleranza, enunciato dal Filosofo ed epistemologo austro - britannico Karl Popper nel 1945: una collettività caratterizzata da tolleranza indiscriminata è inevitabilmente destinata ad essere stravolta e successivamente dominata dalle frange intolleranti al suo interno. E se ci pensiamo bene è quello che sta succedendo adesso, con questa lenta e costante sdoganamento delle ideologie estremistiche (non solo di destra) a cui stiamo assistendo da alcuni anni. Con evidenti ripercussioni sul dibattito politico e sulla convivenza civile, con un aumento di atti di omofobia, xenofobia e violenza indiscriminata verso le fasce piú deboli della popolazione. Un po' come nella favola della rana morta bollita perché non si è accora per tempo che la temperatura dell'acqua saliva gradualmente, cosí la tolleranza verso piccoli e costanti atti di intolleranza e revanscismo, ci hanno portato in questa situazione. "sono solo ragazzi", "sono solo parole forti", "stavano solo esprimendo un'idea" sono frasi pericolose, debolezze, crepe nella struttura sociale in cui si insinuano le radici del male.

Non è il momento di indietreggiare, di minimizzare, di lasciare correre. È il momento di prendere posizione. Sia nel caso del Salone del libro che ovunque sul web, è importante isolare certi personaggi e certa ideologia che si dichiarano "fieramente fascisti". Siamo stati troppo tolleranti con chi tollerante non è, abbiamo avuto troppa paura di contrastare una ideologia che sta tornando a dividere un paese dalle grandi potenzialità facendo leva su ignoranza e ingiustizia dilagante. Che sta facendo del non rispetto del prossimo, del piú debole, delle minoranze un nuovo vangelo. Aspettare passivamente che sia la politica a trovare le soluzioni a questo problema è sbagliato oltre che pericoloso. Perché proprio come la rana di sopra, ormai certe parti della politica non sono capaci di rendersi conto del pericolo. Quindi ben vengano certe manifestazioni, certe resistenze culturali a questo continuo e inesorabile sdoganamento di ideologie distruttive. È il momento di prendere posizioni e le distanze, di essere intolleranti con chi è intollerante. Lo stesso Popper d'altronde osservava come l'intolleranza nei confronti dell'intolleranza stessa sia condizione necessaria per la preservazione della natura tollerante di una società aperta.  

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