Brandizzare l’ecologia

10.07.2019

I cambiamenti climatici sono ormai sotto gli occhi di tutti. Inverni piovosi e freddi, estati torride e secche hanno sostituito il ciclo delle stagioni. Già negli anni Novanta le campagne di sensibilizzazione di Greenpeace e WWF puntavano a far comprendere alla cittadinanza e alle istituzioni i vantaggi dell'economia circolare e del riciclo delle materie prime, ma solo il progressivo evidenziarsi della catastrofe climatica che ci accingiamo ad affrontare stanno spostando l´ attenzione delle persone su temi etici ed ambientali.

I governi, con la lentezza connaturata al sistema democratico, stanno cominciando a prendere nuove misure in chiave ambientalista, come la direttiva europea che introduce restrizioni sui prodotti in plastica monouso: si va da riduzioni al consumo - come nel caso di tazze per bevande e contenitori per alimenti - al divieto di immissione sul mercato per prodotti come bastoncini cotonate, posate, piatti, cannucce, agitatori per bevande e bastoncini per palloncini. La direttiva ora dovrà essere adottata nella normativa dei singoli Stati membri, a cui è demandata la concreta declinazione della direttiva. Il punto fondamentale di questa direttiva sta nella non commercializzazione di materiale plastico (soprattutto monouso) e sull'incentivo al riciclo e riuso. Due strade che portano nella direzione della riduzione dei materiali plastici, che inquinano soprattutto i mari, oltre che al recupero di materie prime non rinnovabili ma essenziali per la nostra società moderna.

Un esempio che conosco bene e che, nonostante le modifiche e migliorie che sempre possono essere portati a qualsiasi piano, è quello che è stato attuato nel mio piccolo paese, Gioiosa Marea sulla costa tirrenica della Sicilia. Un posto incantevole penalizzato dalle amministrazioni non molto brillanti degli ultimi 30 anni, ma dove comunque si riesce talvolta a creare sinergie importanti che portano profitto e benessere alla collettività. Ebbene, dal 2015 è attivo un servizio non solo importante per il territorio ma anche per i cittadini chiamato "Riciclaggio Incentivante", un sistema di raccolta differenziata ideato per premiare il cittadino virtuoso, migliorando e semplificando la percezione del servizio di raccolta differenziata e del riciclo dei rifiuti. Il sistema è molto semplice: al conferimento del rifiuto in apposite aree attrezzate sparse sul territorio, vengono rilasciati degli Eco-Punti valorizzati presso le attività commerciali aderenti all'iniziativa; gli stessi, maturati durante l'anno dal cittadino virtuoso, contribuiscono ad ottenere dall'Amministrazione Comunale uno sconto sulla tassa di smaltimento rifiuti (TARI). Questo secondo me è un ottimo esempio di come si possa fare della immondizia un vero e proprio business: i cittadini vengono premiati nei loro comportamenti virtuosi, spinti dalla convenienza economica e dal risparmio. E siccome in ogni tempo mettere le mani del portafoglio delle persone sia per prendere che per dare è un ottimo incentivo all´azione, si è assistito alla graduale diminuzione della immondizia abbandonata (anche se a causa delle resistenze culturali e alla inciviltà di alcune persone sussistono episodi di abbandoni in discariche abusive); addirittura mi è stato riferito che alcune persone hanno cominciato a raccogliere immondizia non propria o abbandonata, un po' come fanno i barboni a Monaco quando raccolgono dall´immondizia i vuoti a rendere delle bevande (che generano un credito dagli 8 ai 25 centesimi al pezzo). Insomma, il sistema funziona e andrebbe implementato affinché le persone si sentano incentivate all'azione; è un altro modo per rendere l'economia circolare, cioè riciclare tutto quello che è possibile per recuperare materie prime importanti e sparatutto, fermare l'inquinamento che sta distruggendo il pianeta (e non con esso). Il problema è anche di ordine amministrativo. Il business del riciclo è spesso gestito da personaggi senza scrupoli ed il cittadino si sente preso in giro se fa la differenziata e vede episodi in cui il riciclato viene poi accatastato assieme. Oppure usa la scusa del "tanto mettono tutto assieme" per continuare a non riciclare. Iniziative come "Riciclaggio Incentivante" possono essere positive ed un modello per altre realtá simili anche sul territorio nazionale.

Un'economia più sostenibile è un'economia più forte, competitiva. E sono molte le aziende italiane che lo credono e che sempre di più cercano di avere ruoli attivi nei processi di decarbonizzazione e transizione energetica. Un rapporto GreenItaly evidenzia come in Italia le imprese che hanno scommesso sulla green economy esportino di più, innovino di più, aumentando l'occupazione: in Italia le aziende green sono 355mila, ossia il 27,1% del totale (quota che sale a 33,8% nell'industria manifatturiera); e sempre all'economia verde nel 2017 si devono 320.000 green jobs, pari a circa il 40% del totale dei nuovi posti di lavoro. Un dato davvero incoraggiante, non c´è che dire.

Aria, acqua, terra sono risorse da utilizzare con responsabilità e parsimonia; sono beni preziosi che non possediamo. Sono affidati al genere umano e li dobbiamo preservare al meglio per le generazioni che verranno. Non possiamo continuare a sostenere un paradigma economico che impone il consumo sfrenato in un sistema non circolare. Basta guardare alla natura per comprendere come il meccanismo del riciclo sia quello piú funzionale. Nell'universo tutto si trasforma in qualcos'altro ma la materia prima è sempre la stessa del post big bang. Quando moriamo il nostro corpo viene decomposto e riutilizzato, cosí anche le nostre deiezioni. Che l'attuale sistema sia sbagliato e perché lo ha spiegato Annie Leonard, diplomata presso il Barnard College e laureata presso la Cornell University in "pianificazione di città e regioni", in un interessante documentario, pubblicato il 4 dicembre 2007. "La storia delle cose", sponsorizzato dalla Tides Foundation e prodotto dai Free Range Studios, sostiene fondamentalmente la tesi che "non si può utilizzare un sistema lineare in un pianeta limitato", supportata durante il documentario da dati statistici. Anche se lo stesso video non fornisce le fonti delle informazioni, uno script viene fornito sul sito che aiuta a verificare alcune delle sue affermazioni. Consiglio a tutti di vederlo per rendersi conto di come e quanto il sistema sia non solo fallace ma un gigante dai piedi d'argilla.

Sul tema ecologico la cultura occidentale sta facendo passi da gigante mentre il terso mondo e i paesi emergenti sono ancora all'inizio di un processo di razionalizzazione delle risorse e delle materie prime. E questo è un problema non solo perché paesi come la Cina sono i maggiori produttori di Co2 e altri inquinanti al mondo, ma soprattutto perché offrono pretesti di non azione agli altri stati. Molte resistenze infatti arrivano da chi non vuole fare nessun sacrificio, dichiarando che li farà solo quando anche la Cina farà altrettanto. Un discorso che non solo è una idiozia ma anche fondato su presupposti sbagliati. Va ricordato a chi sostiene questa strampalata teoria che mentre noi godiamo di una società libera e democratica (purché imperfetta), in molti dei paesi emergenti vige una severa dittatura, dove non solo non è possibile comunicare ma non esistono neanche notiziari liberi, social, YouTube. Nazioni in cui la popolazione è all'oscuro di cosa accada al di fuori e dove il regime impedisce qualsiasi progresso in chiave ambientalista per non ledere la loro enorme crescita economica. Se noi ci riteniamo davvero cosí civili e progrediti abbiamo i l dovere oltre che il diritto di esserlo e dimostrare con i nostri comportamenti che un'altra strada è possibile. Lo abbiamo fatto in tanti campi, possiamo farlo anche in questo.

Brandizzare l'ecologismo, renderlo conveniente per i cittadini (e le aziende) apportando un vantaggio immediato nelle loro vite può essere un buon sistema per smuoverli e smuoverci da questo immobilismo delle coscienze. Serve ad aiutare le persone semplici, poco acculturate, lontane dai problemi ecologici e ignari dei gravi pericoli che corriamo non solo come civiltà ma come specie, a comprendere che solo la sinergia tra i cittadini può risolvere il problema ecologico. Perché questa è la nostra casa e dobbiamo salvaguardarla. Perché se la nostra casa brucia non avremo alcun altro posto dove poter andare.

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