Terrorismo nutrizionale

01.02.2026

di Nicola Accordino

È notizia di questi giorni che l'OMS – la famigerata Organizzazione Mondiale della Sanità, quella che secondo Internet vuole farci mangiare grilli, distruggere i consorzi alimentari, abolire la tradizione e probabilmente anche rubarci il cane – ha ribadito che il prosciutto, gli insaccati e le carni lavorate rientrano nella categoria "cancerogeno di livello 1". Ed è comprensibile che una notizia del genere, raccontata così, faccia scattare fastidio, stanchezza, perfino rabbia. Perché quando ti dicono per l'ennesima volta che qualcosa che hai sempre mangiato "aumenta il rischio", la sensazione è che non ci sia più spazio per vivere normalmente. Il problema è quello che succede subito dopo.

La traduzione immediata per una parte consistente della popolazione diventa: "non si può più mangiare niente", "ci vogliono morti", "è tutto un complotto". Da lì in poi, come sempre, parte il circo. Un circo rumoroso, ignorante, ma soprattutto coerente con se stesso. Perché i commenti che seguono non sono casuali, non sono eccentricità isolate: sono pattern cognitivi prevedibili.

"Viviamo in un mondo dove ci dicono che inceneritori e centrali nucleari sono sicure, ma il prosciutto è pericoloso come l'amianto". Qui non c'è indignazione, c'è confusione categoriale pura. Si mescolano rischio ambientale, esposizione cronica, dose, probabilità e causalità come se fossero figurine. Tutto viene messo sullo stesso piano, così non si capisce più niente e ci si può sentire intelligenti senza aver capito nulla. È il prezzo di un pensiero che rifiuta le sfumature perché richiedono fatica.

"L'OMS è un'organizzazione criminale di pedomassoni assassini". Questa non è un'opinione, è un riflesso paranoide. Quando un'istituzione diventa una figura persecutoria totale, non stai criticando il potere: stai proiettando. È il linguaggio tipico di chi non distingue più tra realtà, simbolo e minaccia, perché tutto viene vissuto come attacco personale.

"Meglio un'insalata di scarafoni con bistecca coltivata, made in Davos". Qui entra in scena il nemico mitologico. Davos, il grafene, i sieri, il pangolino. Non serve che siano veri, serve che siano evocativi. È pensiero magico applicato alla geopolitica, con una spruzzata di complottismo da bar. Quando il mondo diventa troppo complesso, il cervello preferisce una favola brutta a una realtà difficile.

Poi arrivano i grandi classici: "mio nonno ha 97 anni e mangia prosciutto", "io ho 68 anni, fumo, bevo, mangio carne e sto benissimo", "sono morto 22 anni fa se crediamo a queste notizie". Questo non è argomento, è bias del sopravvissuto recitato a memoria. È prendere l'eccezione e usarla per cancellare la statistica. È come dire che la roulette russa è sicura perché qualcuno ha premuto il grilletto ed è ancora vivo.

In mezzo, ovviamente, il vaccino, i "sieri genici", il bugiardino, il grafene. Perché quando il cervello entra in modalità allarme totale, tutto si collega a tutto. Non per logica, ma per affinità emotiva. Se una cosa mi ha fatto arrabbiare, allora è della stessa famiglia di tutte le cose che mi fanno arrabbiare. Fine del ragionamento. Questo meccanismo non riguarda "gli altri": riguarda chiunque sia stanco, confuso e bombardato.

Quello che colpisce non è il contenuto dei commenti. È la regressione cognitiva che mostrano. Nessuno di questi commenti risponde a quello che l'OMS dice davvero. Nessuno parla di dose, frequenza, contesto, rischio relativo. Tutti rispondono a una caricatura, a un fantoccio. Se la prendono con la scienza, ma in realtà se la prendono con l'idea che il mondo sia più complesso di come lo vorrebbero.

Ed è qui che il terrorismo nutrizionale trova terreno fertile. Perché davanti a questo caos mentale arrivano quelli che dicono: "tranquillo, ti spiego io cosa puoi mangiare". E lo fanno gridando più forte, semplificando di più, terrorizzando meglio. Il risultato è una popolazione che non capisce la scienza, non si fida delle istituzioni, ma si affida ciecamente a chi urla di più. Non è ignoranza individuale. È un ecosistema della paura che funziona benissimo.

Quei commenti non sono il problema. Sono il sintomo. Il problema è il sistema che li ha resi normali, prevedibili, quasi automatici. Nessuna di quelle frasi nasce dal nulla: sono il prodotto di anni di esposizione a un ambiente informativo che premia la paura, l'indignazione e la semplificazione brutale. Un ambiente progettato così.

I social network non sono semplicemente luoghi di espressione. Sono macchine di selezione emotiva. Non amplificano ciò che è vero, ma ciò che attiva di più il sistema nervoso: rabbia, disgusto, paura. È lì che l'algoritmo prospera. E il cibo, la salute, il corpo sono perfetti, perché toccano la sopravvivenza, l'identità, il controllo. Non devi convincere nessuno, devi solo allarmarlo abbastanza da farlo restare.

Dentro questo ecosistema nascono i guru. Non scienziati, non divulgatori, ma imprenditori dell'ansia. Persone che prendono frammenti di linguaggio scientifico e li trasformano in narrazione salvifica: "io ho capito", "gli altri mentono", "seguimi e sarai al sicuro". È una dinamica identica a quella settaria, solo ripulita esteticamente. Niente tuniche, ma slide. Niente dogmi, ma "studi che non vogliono farti vedere". Il messaggio è sempre lo stesso: il mondo è pericoloso, io sono la tua guida.

La pseudoscienza funziona perché imita la forma della scienza senza accettarne le regole. Usa parole come "studio", "ricerca", "evidenza", ma rifiuta il confronto, il consenso, la revisione. Ogni dato diventa assoluto se conferma la narrazione, ogni dato contrario è "comprato". È un sistema chiuso, impermeabile, perfetto per chi ha bisogno di certezze emotive più che di verità.

E poi c'è la politica, che in tutto questo non è spettatrice, ma beneficiaria. Una popolazione spaventata, divisa, ossessionata da ciò che mangia e da ciò che la ucciderà domani è una popolazione che non guarda le strutture, non chiede conto delle condizioni materiali, non organizza conflitto reale. Si litiga sul prosciutto mentre si accettano ambienti tossici, lavori usuranti, sanità sotto pressione, disuguaglianze crescenti. Il controllo tramite paura non ha bisogno di censura: ha bisogno di rumore.

Il terrorismo nutrizionale è solo una declinazione di qualcosa di più ampio: la trasformazione della salute in campo di battaglia morale. Se stai male è perché hai sbagliato, se ti ammali è perché non sei stato abbastanza attento, abbastanza puro, abbastanza informato. Così il sistema sparisce dall'equazione e resta solo l'individuo colpevole, isolato, impaurito.

Il parallelo con le dinamiche settarie non è una metafora suggestiva: è strutturale. Le sette funzionano sempre allo stesso modo. Creano un mondo percepito come ostile, caotico, contaminato. Ti convincono che sei circondato da pericoli invisibili che solo loro sanno riconoscere. Ti dicono che la verità ufficiale mente, che le istituzioni sono corrotte, che gli altri dormono. Poi ti offrono una cosa potentissima: appartenenza e certezza. Non devi più capire, devi credere. Non devi più valutare, devi aderire. Nel terrorismo nutrizionale succede la stessa identica cosa, solo senza incenso e senza guru barbuti. Il cibo diventa il sacramento, la dieta diventa la dottrina, lo sgarro diventa peccato. Chi mangia "male" non sbaglia: è moralmente inferiore. È contaminato. È parte del problema.

Ed è qui che la questione smette definitivamente di essere culturale o comunicativa e diventa etica. Perché chi comunica queste cose non può più nascondersi dietro l'alibi dell'opinione o della libertà di espressione. Quando sai che il tuo messaggio genera ansia, paranoia, senso di colpa e divisione, e continui a produrlo perché funziona, perché cresce l'account, perché vende corsi, consulenze, integratori o identità, non sei un divulgatore. Sei un irresponsabile. E in certi casi sei un danno sociale.

Il terrorismo nutrizionale non è un eccesso comunicativo. È una strategia. E come tutte le strategie basate sulla paura, funziona finché la gente non smette di guardare il meccanismo e continua a fissare il bersaglio sbagliato. Perché il problema non è il prosciutto, la frutta o l'acqua. Il problema è chi ha trasformato la salute in una leva di controllo emotivo e chi, sapendo di farlo, continua a farlo lo stesso.

A quel punto non è più ignoranza. È scelta.


È notizia di questi giorni che l'OMS – la famigerata Organizzazione Mondiale della Sanità, quella che secondo Internet vuole farci mangiare grilli, distruggere i consorzi alimentari, abolire la tradizione e probabilmente anche rubarci il cane – ha ribadito che il prosciutto, gli insaccati e le carni lavorate rientrano nella categoria "cancerogeno...