l’infanzia sotto pressione
Al Salone del Libro di Torino 2025, lo scrittore Joël Dicker ha detto una frase semplice, quasi ovvia:"Sei un bambino. Devi goderti la vita e fare le cose che ti rendono felice".
di Nicola Accordino

Immagina un ragazzo, Marcello, che a 18 anni dice: "Non voglio un voto, voglio solo essere guardato". Non è una frase di circostanza, ma un urlo di richiesta di riconoscimento. Perché succede che un sistema educativo nato per formare persone riduca i giovani a numeri e schede di valutazione? La psicologia di comunità ci aiuta a capire come l'ascolto sia una necessità sociale, non solo individuale.
La scuola oggi è una macchina che corre contro il tempo. Tra programmi da finire, valutazioni e burocrazia, lo spazio per un dialogo autentico svanisce. È emblematico che, come racconta Marcello, l'unico momento in cui si sente davvero ascoltato sia l'esame orale di maturità, un evento isolato in un percorso altrimenti segnato da silenzio e fretta.
Questo è confermato da uno studio del 2019 condotto dall'Università di Bologna su 1.500 studenti delle scuole superiori: il 68% dichiara di non sentirsi ascoltato a scuola, e il 74% lamenta un'eccessiva pressione sul rendimento a discapito del benessere personale. La psicologia di comunità si occupa delle relazioni tra individuo e ambiente sociale, sottolineando come il senso di appartenenza sia cruciale per il benessere psicologico (Rappaport, 1981). Quando una persona non si sente vista o riconosciuta dal proprio gruppo di riferimento, rischia di sviluppare isolamento e disagio.
Uno studio longitudinale di Zimmerman (2000) ha dimostrato che adolescenti inseriti in comunità educative con forte attenzione all'ascolto e partecipazione attiva presentano livelli significativamente più bassi di ansia e depressione. In Italia, il progetto "Ascolto attivo", sperimentato in alcune scuole di Milano e Napoli, ha introdotto incontri settimanali tra studenti e insegnanti senza valutazioni, dedicati esclusivamente al confronto libero. I risultati, pubblicati nel 2022, mostrano un miglioramento nella motivazione scolastica (+25%) e un calo delle assenze (-15%).
Erik Erikson, nel suo modello sullo sviluppo dell'identità, evidenzia come l'adolescenza sia la fase cruciale in cui si costruisce il senso di sé. Se il contesto sociale non riconosce e non ascolta il giovane, questo processo si interrompe, aumentando il rischio di alienazione e bassa autostima. Un'indagine della Società Italiana di Psicologia (SIP) nel 2023 ha rilevato che oltre il 40% degli adolescenti italiani presenta sintomi di disagio psicologico correlati a sensazioni di invisibilità sociale.
Spesso la richiesta di ascolto viene banalizzata come "vittimismo" o "lamentele da millennials". La psicologia di comunità sottolinea che il "vittimismo" può essere una risposta a condizioni reali di marginalizzazione e mancanza di empowerment (Kelly, 2006). Un esempio calzante arriva da una ricerca di Sennett (2012) che analizza come la società occidentale, sempre più individualista, espone i giovani a un'assenza di reti sociali di sostegno, favorendo sentimenti di frustrazione e isolamento.
L'ascolto non deve essere un evento episodico, ma una pratica diffusa. Serve una cultura della relazione che coinvolga insegnanti formati all'ascolto empatico, famiglie che valorizzino le emozioni dei figli e un territorio che offra spazi di aggregazione inclusivi. In questo senso, la presenza di figure come psicologi scolastici, mediatori culturali e operatori sociali è fondamentale per costruire reti di supporto efficaci.
La psicologia di comunit'a ci offre delle possibili soluzioni.
Il caso di Marcello ci ricorda che ascoltare un giovane non è un favore, ma un dovere sociale. Il rischio non è la fragilità dei ragazzi, ma il silenzio assordante di un sistema che continua a guardarli senza vederli.
Al Salone del Libro di Torino 2025, lo scrittore Joël Dicker ha detto una frase semplice, quasi ovvia:"Sei un bambino. Devi goderti la vita e fare le cose che ti rendono felice".
C'è una frase che ritorna sempre più spesso, come l'alito del passato in un locale senza finestre: "Una volta gli imprenditori avevano la terza elementare e costruivano l'Italia. Oggi i laureati distruggono tutto."