Resistere per esistere: i diritti civili a rischio.

05.06.2019

Il 5 giugno 2016, con la trascrizione sulla gazzetta ufficiale, la legge sulle coppie di fatto, altresì nota come "legge Cirinná" dal nome della senatrice che se ne fece prima firmataria, entrava in vigore. Sono passati tre anni da quel giorno memorabile, dove tutta la comunità LGBT italiana festeggiava per una vittoria che, seppur monca ancora di una legge sull'adozione del figlio del partner (e soprattutto di una seria legge sul contrasto dell´omotransfobia), era comunque considerata epocale.

Sono trascorsi tre anni da quel giorno e in Italia molte cose sono cambiate. Siamo passati da un governo di coalizione a traino progressista ad un governo di impronta reazionaria e di chiusura. Come fa notare la stessa Monica Cirinná in una intervista a OPEN, «da una parte in tre anni l'Italia è diventata davvero inclusiva, dall'altra purtroppo il clima politico è peggiorato. Perché abbiamo al governo due forze politiche che non avevano votato la legge». La Senatrice è molto chiara e netta in questo senso, soprattutto rimarcando il pericolo di un passo indietro sui diritti qualora la deriva reazionaria che l'attuale governo sta imponendo al paese, subisca una accelerata.

È vero, i problemi dell'Italia sono molti e di varie sfaccettature, ma quando si parla di diritti si parla della base della società e della convivenza civile. E non lo dico solo da omosessuale preoccupato per l'aumentare di episodi omofobi, ma anche come persona che crede che la strada dei diritti sia l'unica da perseguire per creare una società piú giusta. L'odio e la discriminazione sono da sempre usati dai governi come distrazioni per il popolo. Si creano dei nemici su cui veicolare la rabbia, la frustrazione delle persone che altrimenti vedrebbero che i veri problemi non sono nel come si ognuno ama ma nelle persone che amministrano il bene pubblico. Come scrive Umberto Eco ne "Il cimitero di Praga", "ci vuole sempre qualcuno da odiare per sentirsi giustificati nella propria miseria", e non saprei descrivere meglio la miseria di chi, a livello istituzionale o sociale, continua a martoriare il mondo omosessuale con il vuoto legislativo, le violenze verbali e fisiche, i continui insulti e rimandi ad una "morale religiosa" che in realtá è solo dittatura della maggioranza. L'omosessuale è il nemico perché non si conforma, perché grida ed espone la sua diversità, perché non si piega a regole preconfezionate e standardizzate per tutti. L'omosessuale dà fastidio perché si alza in piedi in un mondo di uomini e donne proni al potere.

Oggi piú che ieri è sotto gli occhi di tutti il fatto che i diritti civili vadano difesi e protetti dagli attacchi di chi, rispondendo ad una logica massificatrice e reazionaria, vogliono riportarci al pensiero unico di tipo fascistoide. I continui attacchi alle famiglie arcobaleno, le roboanti dichiarazioni del ministro Fontana («le famiglie arcobaleno non esistono»), i family day patrocinati da uomini che di famiglie ne hanno ben quattro, il congresso della famiglia di Verona che altro non era che un congresso contro la legge 194 o il chiacchierato decreto Pillon (che non è stato archiviato come dichiarato dal Sottosegretario Spadafora ma solo rinviato), sono tutti attacchi diretti ai sacrosanti diritti di autodeterminazione dei cittadini italiani. E se abbassiamo la guardia, i risultati possono essere tragici non solo per il mondo LGBT ma anche per le donne e le minoranze in genere. Credetemi, vorrei essere troppo catastrofico, ma è un copione che abbiamo già visto troppe volte.

Senza andare troppo lontano, basti pensare alla Turchia, che fino a qualche anno fa era instradata verso una progressiva estensione dei diritti. L'omosessualità era stata già legalizzata nell'Impero ottomano nel 1858 e nella Turchia moderna, l'attività omosessuale era da sempre legale, sin dalla sua fondazione nel 1923. Ma, il Codice penale (inasprito negli ultimi anni) contiene delle leggi sull'"esibizionismo pubblico" e sui "reati contro la pubblica morale" che vengono usati per maltrattare persone gay e transgender. Le forze armate turche discriminano apertamente gli omosessuali impedendo loro di servire come militari. Al tempo stesso la Turchia - in violazione degli obblighi previsti dalla convenzione sui diritti umani - rinuncia a qualsiasi riconoscimento dell'obiezione di coscienza al servizio militare, tranne che per gli obiettori che si dichiarano "malati", dopo molti esami "umilianti e degradanti" per "dimostrare" la propria omosessualità. Dal 2013 il gay pride di Istanbul, che radunava migliaia di persone, è stato vietato costantemente con la scusa del pericolo di attentati terroristici, ma in realtá per la conclamata omofobia del regime conservatore del Presidente Erdogan. Ogni anno arrivano immagini di arresti, aggressioni da parte della polizia verso quei manifestanti che, imperterriti, cercano di portare maggiore visibilità al movimento LGBT turco, costretto con leggi sul "pubblico decoro" a restare marginalizzato e ai bordi della società. E taccio in questa sede sui diritti delle donne, che sono regrediti fortemente, specie nelle zone rurali e dell'Anatolia.

È vero, noi facciamo parte dell'UE, che ci garantisce un ombrello di diritti importanti (la stessa legge sulle unioni civili è stata accelerata per non pagare una sostanziosa multa europea), ma se realmente si verificassero degli scenari (non tanto irrealizzabili a dire il vero) in cui l'Italia fosse fuori dall'Europa, cosa ne sarebbe dei nostri diritti? 

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