Statisti Vs politicanti

23.03.2019

"Ho vissuto in un paese dove se avessi provato ad essere me stesso avrei violato la legge. Ma oggi tutto ciò è cambiato. Sono qui, leader del mio paese, imperfetto e umano, ma giudicato dagli altri per le mie azioni politiche e non per il mio orientamento sessuale, il mio colore della pelle, il mio genere o le mie convinzioni religiose ". Questo ha dichiarato Leo Varadkar durante la sua visita ufficiale negli Stati Uniti quando con il suo compagno Matt Barrett è stato accolto dal vicepresidente Pence e sua moglie Karen nella loro residenza ufficiale a Washington. I media hanno riferito che durante il discorso il vicepresidente statunitense e sua moglie hanno mostrato tensione e disagio. Ricordiamo che Pence è sempre stato apertamente omofobo e transofobo e continua, dopo la sua esperienza come senatore dell'Indiana (dove ha firmato una legge sulla libertà religiosa per consentire di discriminare le persone LGBTI, oltre a promuovere un emendamento contro il matrimonio gay) a mantenersi su questa linea con Trump, ad esempio supportando le "terapie di conversione" e l'eliminazione dei contenuti sulla diversità sessuale nei testi scolastici.

Con ammirabile faccia tosta poi, il premier irlandese e il consorte hanno incontrato lo stesso presidente Trump e sua moglie Melania. Posso solo immaginare l'imbarazzo dei due americani di fronte alla situazione in cui si sono trovati, decisamente fuori dalla loro portata di comprensione.

Leo Varadkar è il primo leader apertamente gay dell'Irlanda e uno dei pochi rappresentanti gay o lesbiche dichiarati presenti in tutto il mondo. Difensore dei diritti umani, ha reso pubblico il suo orientamento sessuale nel 2016, quando ha promosso una campagna per dar via libera al matrimonio egualitario nel suo paese. Nel 2018, durante il World Meeting of Families, incontro di attivisti e predicatori cattolici tenutosi in Irlanda e che ha visto anche la partecipazione di Papa Francesco, in un accorato intervento direttamente dal Parlamento, ha così espresso la speranza che le famiglie LGBT potessero partecipare all'evento. "Il governo è convinto che ci siano molti tipi diversi di famiglie e che tutte queste famiglie dovrebbero essere celebrate; la famiglia tradizionale con un uomo e una donna sposati e con figli, ma anche le famiglie monoparentali, le famiglie guidate dai nonni e le famiglie composte da coppie dello stesso sesso. Lo renderemo pubblico nei prossimi incontri che avremo con gli organizzatori, in linea con il nostro impegno per la libertà personale e l'uguaglianza davanti alla legge. Il punto di vista del governo è che le famiglie dovrebbero essere celebrate in tutte le loro forme. Siamo impegnati nella libertà di religione e nella separazione tra chiesa e Stato. Mentre esprimeremo il nostro punto di vista, quindi, non tenteremo di imporlo a un corpo religioso ".

Varadkar fa parte di una nuova generazione di politici, di quelli che cercano di guardare al futuro piuttosto che al presente di una elezione imminente, di una campagna elettorale che mai finisce e che vede fagocitati al suo interno tutte le espressioni di rabbia, xenofobia, omofobia e il peggio che la società civile sa esprimere in un paese. Politici come Justin Trudeau, primo ministro del Canada, difensore dei diritti civili, primo premier del suo Paese a partecipare al Gay Pride di Toronto nel 2016. Sposato, con tre figli che cresce "femministe", sostiene i diritti di tutti e la libertà di espressione, come dovrebbe fare qualsiasi politico del mondo. O forse sarebbe più indicato dire che questi due primi ministri così distanti fisicamente, sono molto più che semplici politici, forse sono degli statisti che pensano più al bene a lungo termine della società che ai propri tornaconti personali. Persone capaci di introdurre delle politiche inclusive di tutte le minoranze, perché la democrazia dovrebbe essere appunto la difesa delle minoranze e non lo strapotere della maggioranza.

Politici come Xavier Bettel primo ministro lussemburghese dal 2013, primo premier dell'Unione Europea sposato con una persona dello stesso sesso. Uomo di coraggio e determinazione, durante il Summit con la lega araba a Sharm El Sheikh ha avuto il coraggio di sbattere in faccia ai paesi arabi la propria omofobia presentandosi mano nella mano col compagno. Cosa che aveva già fatto, presentandosi in visita ufficiale dal papà nel 2017 in Vaticano con il proprio compagno.

E in Italia? Mentre osserviamo nel mondo vari segnali positivi di liberazione, depenalizzazione o semplicemente di apertura verso la realtà omosessuale, il belpaese attraversa una fase di profondo ritorno al medioevo attraverso l'occupazione delle istituzioni da parte di persone legate a un modo di pensare ancestrale e ormai superato. Persone come il ministro Fontana, capo del dicastero della famiglia, che al proprio insediamento ha dichiarato di non riconoscere le coppie arcobaleno. O come senatore Pillon & company, che hanno presentato un disegno di legge contro l'utero in affitto e le adozioni gay proponendo il carcere per chi utilizzasse queste pratiche all'estero (senza contare tutto il pastrocchio legato al ddl da lui presentato a modifica dei regolamenti sul divorzio, l'affido dei figli e l'aborto). E Come dimenticare le dichiarazioni di Salvini rispetto alla famiglia: esiste solo una famiglia quella fra uomo e donna, la famiglia tradizionale. Famiglia di cui sicuramente lui non ha conoscenza (o forse deve ancora decidere quale delle sue quattro famiglie sia quella realmente tradizionale). ​

Assistiamo quindi nel nostro paese al ritorno indietro di 50 anni e urge sicuramente una nuova coscienza collettiva che sia inclusiva e non divisiva. Perché come dicevo prima, la democrazia non è lo strapotere della maggioranza ma la tutela delle minoranze, e finché non capiremo che soltanto ampliando i diritti si potrà Creare una società più civile e più stabile, non arriveremo mai a raggiungere l'obiettivo di pace e serenità che sta nel cuore di ognuno. Ma per arrivare a questo obiettivo abbiamo bisogno di una nuova classe politica che sia propositiva, che abbia ben chiaro quali siano i diritti e i doveri di ognuno, che sappia offrire soluzioni e non divisioni, che faccia leva su quello che ci rende simili non su quello che ci differenzia, che sia capace di staccarsi da determinati preconcetti e stereotipi, dai dettami di una legge religiosa che dovrebbe riguardare la coscienza di ognuno e non essere Imposta anche a chi non vi si rispecchia. Una classe politica che sia capace di andare oltre le lezioni del momento oltre le prossime consultazioni, che sia capace anche di rischiare di perdere il proprio elettorato perché vincolato ad un'idea a un principio, a un ideale. una classe politica che non sia fatta di politicanti ma di statisti, di persone che siano lungimiranti è capace di vedere al di là della situazione contingente, prendere decisioni anche impopolari, ma che avranno delle conseguenze sicuramente positive sul futuro di una nazione.

"Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione." Alcide de Gasperi

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