Carola Rackete e la disobbedienza che ci rende civili

30.06.2019

Abbiamo bisogno di eroi con cui confrontarci e di storie per raccontarci il mondo. Quella della Sea Watch 3 e della sua Capitana disobbediente, la giovanissima e teutonica Carola Rackete ci serve per ricordarci certi concetti che ci sembrano ormai lontani ma che non solo sono presenti nella nostra Costituzione ma che dovrebbero anche far parte della cosiddetta civiltà.

Nelle ultime ore molti stanno portando l'attenzione sulle modalità con cui la nave è stata portata in porto e sul quasi speronamento subito da una nave della guardia di finanza. Questo atto, definito da salvini "atto di guerra" può avere diverse motivazioni e sicuramente va accertato come e perché ciò sia accaduto, ma non deve essere usato per distrarci dalla questione principale, e cioè la disobbedienza civile messa in atto dalla Rackete nei confronti del "decreto sicurezza". Anche la questione che viene posta da Marco Travaglio sul perché la Sea Watch punti sempre verso l'Italia e non Malta o la Tunisia è un modo per spostare il focus dal problema principale ad una (seppur lecita) questione secondaria. Ancora una volta, secondo me, ci si pone la domanda sbagliata. Al di là delle dinamiche e delle responsabilità, che sarà cura della magistratura accertare, ci sono degli aspetti di questa storia che vanno approfonditi dal punto di vista umano e sociale.

Quando la notte tra venerdì 28 e sabato 29 giugno la nave battente bandiera olandese Sea Watch 3, capitanata da Carola Rackete, dopo 13 giorni di attesa snervante ha forzato il blocco imposto da salvini approdando al porto di Lampedusa, la giovanissima capitana si è consegnata volontariamente alle forze dell'ordine (come da lei stesso dichiarato), pronta ad affrontare le conseguenze della sua azione di violazione di una legge nazionale. Durante il suo trasporto è impressionante la sequela di insulti, sberleffi e veri e propri auguri di subire stupri e violenze che le sono stati indirizzati dai beceri populisti, senza che nessuno tra gli agenti presenti abbia fatto il benché minimo sforzo per fermare la pioggia di vituperi che le venivano rivolti. I quali si aggiungono alla sequela di insulti sessisti, razzisti e comunque ignobili che nelle ultime due settimane persone senza un briciolo di ossigeno al cervello ha potuto partorire contro questa giovane e coraggiosa donna. Insulti che non ci fanno fare certo una bella figura nel mondo. Der Spiegel, per dirne uno, definisce gli Italiani "zotici" e a sentire i vituperi che alcuni sono stati capaci di proferire non so se dargli torto. Nessun disagio, paura, incertezza può mai giustificare una tale rabbia, una tale violenza, un tale odio.

Citando i dati ufficiali riportati dal sito del ministero degli interni, nei primi 6 mesi del 2019 sono sbarcati solo 2.600 persone, ma questa drastica riduzione non è imputabile alla politica dei "porti chiusi", che in realtà non esiste. Basti pensare che mentre la Sea Watch 3 girava per il mediterraneo, ben 312 persone sono state tratte in salvo e portate a Lampedusa dalla Marina Militare e dalla Guardia Costiera, in rispetto delle regole internazionali del mare a cui tutti siamo sottoposti e che impongono di prestare soccorso a chi vittima di naufragi in mare.  In realtá l´enorme diminuzioe degli sabrchi (nel 2017 arrivarono sulle coste italiane 79.154 naufraghi) si é avuta grazie agli accordi del precedente governo, a firma del Ministro degli Interni Minniti, con il governo libico. Già questo dato dovrebbe fare sorgere quantomeno il sospetto che il "decreto sicurezza" non solo sia una legge populista e ingiusta ma soprattutto come il ministro salvini stia usando le OGN come tema di scontro e di concentrazione di consenso sulla sua persona, oltre che di distrazione dai temi reali di governo come l'economia che ristagna e le inefficaci manovre di supporto alla crescita e al lavoro.

È indubbio come la reazione becera e spropositata dei leghisti siciliani (un ossimoro che mi fa sentire male solo a pronunciarlo) è dettato non solo dal vento populista che ha gonfiato le vele della polemica tra salvini e la Rackete, ma soprattutto dall'ignoranza di come stanno i fatti oltre che da una semplificazione eccessiva dei fenomeni migratori e delle dinamiche che stanno portando molte persone ad abbandonare il proprio paese in cerca di qualcosa di migliore. Che chi si imbarca siano costretto, convinto o scelga di farlo non ci importa in questo momento. Non metto in dubbio che dietro il massiccio esodo in atto ci siano interessi compositi di Paesi e multinazionali. Ma sicuramente il problema lo si sta affrontando nel modo sbagliato e soprattutto, se ne sta facendo un teatro di scontro simbolico, populista e violento. Prendersela con le OGN e non chiedersi perché le persone migrano è porsi la domanda sbagliata. È il perfetto esempio di come la politica del governo gialloverde sia stata disastrosa in materia di immigrazione. L'unica soluzione che sono riusciti a trovare è stata quella di cominciare a fare la voce grossa e "chiudere i porti", creare nuovi clandestini abolendo i permessi umanitari e depotenziando il sistema degli Spaar, senza allo stesso tempo riuscire a elaborare delle politiche parallele efficaci. Non che i governi precedenti abbiano fatti miracoli, ma almeno ci avevano provato, anche se la continua instabilità della Libia ha fatto sì che questi piani si traducessero nella creazione di veri e propri lager gestiti da uomini senza scrupoli e finanziati dai governi europei. Lager da cui ovviamente le persone cercano di scappare in ogni modo e che hanno portato anche l'ONU a definire la Libia non piú porto sicuro. Ed è questo un altro punto su cui i sostenitori del "affondiamo le navi e arrestiamo gli equipaggi" non pensano mai: molte di quelle persone scappano da situazioni di terrore e orrore e sarebbero disposti anche ad attraversare il mare a nuoto se potessero.

Ora io non dico che dobbiamo accoglierli tutti ne sono cosí pazzo da pensare che la questione possano risolverla i ragazzi volenterosi delle ONG, ma non possiamo neanche permettere che questo scempio continui. Non può certo continuare questo clima ostile, questo continuo rintuzzare il populismo e la paura della gente, il fare leva sulle paure degli italiani per creare una base di consenso politico. Non si può continuare a criminalizzare chi aiuta le persone in difficolta,  a contrapporre poveri ad altri poveri (polemizzando per esempio sulla raccolta di fondi fatta a favore della Sea Watch su Facebook contrapposta ai nostri terremotati ancora nelle baracche). Lo ripeto, mentre salvini continuava ad inveire contro la Capitana Rackete, 312 naufraghi venivano fatti scendere a Lampedusa e decine di persone attraversavano il confine dalla rotta balcanica. Inoltre, vorrei ricordare per i deboli di memoria che da quando è ministro degli interni, salvini ha bigiato sei volte su sette i vertici Europei, tanto che a Bruxelles lo hanno proposto alla Rowling come personaggio principali per il seguito di "Animali fantastici e dove trovarli". Lamentarsi di essere lasciati soli e non andare agli incontri internazionali è un po' come se io ho un problema nel mio appartamento e invece di andare alle riunioni condominiali e parlare con l'amministratore, me ne vado a sparlare degli altri condomini al bar lamentando allo stesso tempo con mia madre che nessuno mi ascolta e mi dà aiuto.

C'è qualcosa che però differenzia questo da altri casi simili del passato, perché oltre al fatto di avere un carattere forte e deciso (con tutti i pro e i contro che questo comporta), la Capitana Rackete sconta il fatto di essere una donna con un curriculum ed un bagaglio di conoscenze impressionante. Plurilaureata, poliglotta, con una carriera navale invidiabile, è stata definita "sbruffoncella" da chi con tre famiglie alle spalle e senza mai aver lavorato un giorno, fa politica ingurgitando tonnellate di cibo e vomitando ettolitri di rabbia. Rabbia con cui contagia i suoi accoliti, che non hanno mancato di diventare ancora peggio del loro capitano, rivolgendo alla ragazza vari insulti oltre ad offenderla per la sua nazionalità (poi lamentiamoci se i tedeschi ci chiamano "mangiaspagnetti"). Questo perché donna e colta, cosa che nella Italietta da operetta nostalgico fascista e medioevalista è diventato qualcosa da odiare non da ammirare. Inoltre, è giovane (ha appena 31 anni), e i giovani in Italia, anche quelli italiani, sono visti o come drogati o come figli di papà, come fa anche notare Valerio Maggio in un suo articolo molto interessante. Quindi oltre che con l'avversione del ministro nullafacente verso le ONG, la Capitana Rackete deve scontrarsi con un mondo vecchio, retrogrado, pieno di analfabeti funzionali e rincoglioniti da anni di tv e berlusconismo.

In tutto questo clima ostile, la disobbedienza civile di Carole Rackete (al netto delle responsabilità soggettive del caso, che dovrà vagliare la magistratura) è un segnale per il mondo civile, oltre che un esempio importantissimo. Pone l'accento su una legge ingiusta e che viola i diritti delle persone. Ingiusta si, perché le leggi non sempre sono perfette ma perfettibili, essendo fatte dagli uomini. E se poi a farle sono uomini che non hanno nessun interesse a risolvere il problema, ecco che ci troviamo con leggi di merda. La disobbedienza civile ci fa recuperare umanità. Pensiamo a Rosa Parks, che con il suo rifiuto di cedere il posto ad un uomo bianco diede origine al boicottaggio degli autobus di Montgomery e alla fine della segregazione. Come disse Martin Luter King a riguardo, Rosa Parks "rimase seduta a quel posto in nome dei soprusi accumulati giorno dopo giorno e della sconfinata aspirazione delle generazioni future". Rosa Parks pagò il prezzo del suo gesto con il carcere, ma divenne una eroina dei diritti civili. Senza il suo gesto l'America non avrebbe visto l'avvio di quel processo, ancora in corso, di normalizzazione razziale. Non esito a definire la Capitana Carole Rackete una persona forte e determinata come la Parks, determinata a lottare per i diritti di tutti e contro una legge che reputa ingiusta. Ne subirà le conseguenze, lo ha già dichiarato con una dignità ed una forza che pochi di questi tempi dimostrano di avere. La forza di un ideale e di una battaglia giusta. 

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