Maghetti, vampiri e altri roghi.

03.04.2019

Polonia. Anno Domini 2019, secondo medioevo. È di questi giorni la notizia che in Polonia alcuni parroci abbiano organizzato (o vogliano farlo) dei roghi pubblici di copie del romanzo di Harry Potter, appoggiati dalla Conferenza episcopale e dai vertici della Chiesa evangelica locale. Le prime fiamme sono state appiccate nella città di Koszalin, nel nordovest della Polonia. In passato i vertici cattolici nazionali polacchi sono balzati agli onori della cronaca mondiale per numerose prese di posizione marcatamente nazionaliste e conservatrici, accusando l'opera di J. K. Rowling di iniziare i lettori all'occultismo e al satanismo. Le autorità ecclesiastiche locali hanno quindi giustificato la loro radicale avversione nei confronti delle avventure del maghetto rifacendosi ad alcuni versetti dell'Antico Testamento, contenenti aspre invettive contro la stregoneria. Astio immediatamente ripreso dalla fondazione evangelica Sms from Heaven, la quale ha poi affermato che, oltre a copie di Harry Potter, i roghi pubblici dovrebbero inghiottire anche quelle del romanzo Twilight. Sempre a detta della fondazione, un altro simbolo di stregoneria meritevole di finire bruciato sarebbero le maschere etniche africane.

Non stupisce che certe iniziative vengano dal mondo religioso, da sempre in prima linea contro la diffusione del sapere in favore di un oscurantismo che gli possa garantire potere sulle masse. Sin dai tempi antichi, la diffusione del sapere spaventa gli organi religiosi, siano essi cattolici che mettono al rogo dei libri o talebani che fanno delle scuole e di chi ci va loro bersagli preferiti. Qualsiasi regime, sia esso politico o religioso, vede nella diffusione del sapere la propria bestia nera.

Perché quindi il rogo dei libri in Polonia dovrebbe spaventare? Principalmente per il fatto in se: per quanto alcuni libri possano essere terribili (e alcuni lo sono davvero), nessuno dovrebbe mai essere bruciato con l´intento di cancellarlo o intimidire la popolazione alla lettura. A maggior ragione dei libri come questi, rivolti a ragazzi e preadolescenti, che andando oltre l'ambientazione fantastica, possono apprendere nozioni come l'amicizia, lo spirito di sacrificio per una causa giusta, la lotta contro il male. Questo ovviamente spaventa chi, fomentato da uno spirito retrogrado e manie di controllo oltre che da una buona dose di estremismo, vede come fumo negli occhi e manifestazione di un fantomatico demonio la semplice possibilità che certi messaggi raggiungano i giovani. Non so voi, ma a me i roghi di libri, per quanto piccoli e sicuramente in un contesto diverso, hanno fatto subito pensare a due fatti che nella storia dell'occidente hanno segnato profondamente la nostra cultura. Uno riguarda la Chiesa e l'altro il mondo politico.

Il primo è l'Indice dei libri proibiti (in latino Index librorum prohibitorum), un elenco di pubblicazioni proibite dalla Chiesa cattolica, creato nel 1559 da papa Paolo IV. L'elenco fu tenuto aggiornato fino alla metà del XX secolo e fu soppresso dalla Congregazione per la dottrina della fede il 4 febbraio del 1966. Sin dagli albori il cristianesimo si è caratterizzato per una forte censura nei confronti degli scritti non compatibili con la dottrina ufficiale della chiesa: si pensi che già Paolo di Tarso parla di roghi di libri da parte di convertiti al cristianesimo contro le eresie, comportarono la proibizione di leggere o conservare opere considerate eretiche. Indimenticabile è la storia legata al rogo della biblioteca di Alessandria (culminato con l'assassinio della sua curatrice Ipazia), custode del sapere millenario data alle fiamme durante una faida interna ai primi cristiani. Ma fu con l'invenzione della stampa a caratteri mobili (metà XV secolo) e il relativo moltiplicò della possibilità di diffondere anche opere devianti dai dogmi ecclesiali che la Santa Sede prese provvedimenti nel tentativo di controllare tutto quanto veniva stampato. Durante i secoli in questo indice entrarono ed uscirono libri di importanti studiosi come Copernico e Galileo, di grandi letterati Come il Decameron di Boccaccio o Il Principe di Machiavelli. Ma anche in epoca recente, specificatamente nell'ultima lista, era possibile trovare tra i libri vietati ai cattolici I Miserabili di Victor Hugo (ma non il Mein Kampf di Hitler che si sa, era cattolico e quindi meritevole di fiducia).

Il secondo episodio storico che ritorna in mentre è sicuramente il Bücherverbrennungen (Rogo di libri) organizzati nel 1933 dalle autorità della Germania nazista, durante i quali vennero bruciati tutti i libri non corrispondenti all'ideologia nazista. I roghi vennero organizzati dalla Deutsche Studentenschaft (Associazione degli studenti tedeschi). Il più grande rogo avvenne il 10 maggio 1933 nell'Opernplatz berlinese; furono gli studenti a bruciare più di 25.000 libri considerati dai nazisti "contrari allo spirito tedesco ". Nello stesso giorno il gerarca nazista Joseph Goebbels vi tenne perfino un discorso, dove affermava che i roghi erano un ottimo modo "per eliminare con le fiamme lo spirito maligno del passato", dando de facto l'inizio alla censura di Stato. Nei roghi finirono migliaia di opere letterarie e artistiche di autori che secondo la rozza e incolta ideologia del nuovo regime avevano "corrotto" e "giudaizzato" una presunta "cultura tedesca" pura: opere di autori lontani nel tempo, come Heinrich Heine (1797-1856) e Karl Marx (1818-1883), ma soprattutto dei grandi intellettuali del periodo weimariano: gli scrittori Thomas Mann, Heinrich Mann, Bertolt Brecht, Alfred Döblin, Joseph Roth, i filosofi Ernst Cassirer, Georg Simmel, Theodor W. Adorno, Walter Benjamin, Herbert Marcuse, Max Horkheimer, Ernst Bloch, Ludwig Wittgenstein, Max Scheler, Hannah Arendt, Edith Stein, Edmund Husserl, Max Weber, Erich Fromm, Martin Buber, Karl Löwith, l'architetto Walter Gropius, i pittori Paul Klee, Wassili Kandinsky e Piet Mondrian, gli scienziati Albert Einstein e Sigmund Freud, i musicisti Arnold Schönberg e Alban Berg, i registi cinematografici Georg Pabst, Fritz Lang e Franz Murnau e centinaia di altri artisti e pensatori che avevano gettato le basi intellettuali dell'intera cultura del Novecento.

Certo, ne corre tra l'immenso rogo di Opernplatz e i fuocherelli accesi dai fanatici polacchi, forse intirizziti dal freddo e in cerca di un consenso che tende a scemare, ma non dimentichiamo che anche Hitler cominciò la sua scalata al potere da una piccola formazione politica semisconosciuta fino ad arrivare al Cancellariato. Non bisogna mai abbassare la guardia, bisogna restare vigili (senza scadere nell'allarmismo sconsiderato ovviamente). Dobbiamo sempre tenere presente che la democrazia è fragile, è un compromesso tra forze e va tutelata e vigilata. Nessun diritto è purtroppo mai acquisto finché non saranno completamente incamerati nella coscienza civile di un popolo (vedi quello che è accaduto in Afganistan, Iran e recentemente in Turchia, dove uomini forti facendo leva sulla paura della gente e sulla diffidenza, hanno creato nuovi regimi totalitari). Resta il fatto che, dittatura o meno, sia essa religiosa o politica, concordo pienamente con Heinrich Heine, che nel 1821 nella sua tragedia Almansor scrisse "dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli esseri umani".

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