Dove va l’Europa (e gli Europei)?

29.05.2019

Sono trascorsi tre giorni dalle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. La buona notizia è che gli europeisti vincono in quasi tutti i paesi dell'Unione, mentre i sovranisti sono rimasti pressappoco nella loro posizione marginale precedente. I VERDI e liberali dell'ALDE crescono e tutti i commentatori politici tendono a vedere i dati che escono dalle urne in modo molto positivo. Salvini, anche se esulta, continua a ricoprire un ruolo marginale nel Parlamento Europeo, e quindi possiamo tutti tirare un sospiro di sollievo per la tenuta dell'Unione. Ma adesso che lo spoglio e completo ed il quadro della situazione è più chiaro è il momento per i nuovi gruppi parlamentari di esprimere il governo dell'Unione europea. Questo vuol dire che attraverso il sistema dello Spitzenkandidat i vari gruppi metteranno i propri candidati nei vari punti strategici delle istituzioni europee, e la figura di punta è sicuramente quella del Presidente della Commissione Europea, che è un po' il premier dell'Europa. la crescita dei partiti europeisti è una cosa davvero nuova è interessante perché rompe l'assetto quasi duopolico del Parlamento Europeo, diviso tra Partito Popolare Europeo e Partito Socialista Europeo. VERDI e ALDE diventano quindi molto influenti per quanto riguarda le nuove alleanze in seno europeo e per l'elezione del sostituto di Junker.

Ad aprire le danze e spingere per un cambiamento è il leader di punta di ALDE, l'ex premier olandese Guy Verhofstadt, che spinge affinché non solo il sistema dello Spitzenkandidat venga abbandonato, ma soprattutto affinché venga espresso un governo dell'Unione Europea che sia più vicino ai cittadini, che abbia una ambizione più europeista e riformista e che permetta quindi all'Europa di crescere. Infatti, molti fra gli europeisti spingono verso la creazione di un'Europa più federale, quei famosi Stati Uniti d'Europa di cui si sente sempre più spesso parlare. Secondo molti commentatori questa sarebbe un'occasione per l'Europa più unica che rara di poter finalmente attuare delle riforme importanti in chiave federalista. Infatti, l'Europa non solo ha retto all'attacco delle destre sovraniste, ma si ritrova rafforzata in chiave riformista, e quindi questa potrebbe essere una ottima opportunità per riformare alcune parti dell'Unione Europea che sembrano essere poco democratiche, o che almeno tali sono percepite dalla popolazione. Una cosa che dobbiamo comprendere e che soprattutto devono comprendere le istituzioni europee, é che questa situazione non durerà per sempre e che le richieste di cambiamento arrivano da tutti i cittadini sia quelli che votano per i liberali che quelli che votano per i sovranisti. Questo è un punto molto fondamentale perché qualora non dovesse cambiare nulla nei prossimi cinque anni e non si dovesse colmare il divario fra le istituzioni europee cittadini, bene La minaccia di una svolta a destra dei potrebbe ripresentarsi e purtroppo concretizzarsi con il voto a quei partiti sovranisti che vogliono sfasciare tutto quanto.

La questione è un po' complicata in quanto il potere in Europa è diviso fondamentalmente in tre pezzi: l'Europarlamento che è elettivo, la Commissione Europea che espressione del Parlamento Europeo e il Consiglio Europeo che possiamo considerare come una sorta di Senato in cui siedono le singole Nazioni attraverso i propri componenti governativi, in cui però ogni membro ha diritto di veto. Questo vuol dire che una riforma può approdare al Consiglio Europeo ma può essere bloccata dal veto dal Salvini o dall'Orban di turno. Questo rende qualsiasi tipo di riforma non impossibile ma sicuramente molto più difficile. Perché nonostante la vittoria in seno europeo delle forze riformiste e la riduzione della presenza del PPE e PSE, é vero anche che i partiti all'interno di queste grandi formazioni dovranno confrontarsi a livello nazionale con le problematiche e proposte a livello europeo, creando quindi una sorta di conflitto fra quelle che sono le scelte nazionali e le scelte internazionali. Spiegato brevemente, un partito come per esempio può essere Forza Italia, quanto è disposto ad appoggiare un piano di riforme a livello europeo quando queste scelte la porteranno ad allontanarsi dal proprio elettorato e quindi a scomparire a livello nazionale? S e già in Italia il premier de facto Salvini usa l'Unione Europea come parafulmine per i propri insuccessi dal punto di vista economico e sociale, quanto poi a livello europeo sarà disposto ad appoggiare una riforma che gli faccio perdere voti a livello nazionale?

Ecco perché credo che sia ancora più importante sostenere le istituzioni europee facendo comprendere alle persone che purtroppo si sentono lontane da esse, quanto queste in realtà non lo siano e quanto il processo di avvicinamento europeo sia si complicato ma estremamente positivo per l'Europa. bisogna riuscire a far comprendere alle persone quanto vitale sia per noi, per tutti noi, unirci in una grande entità sovranazionale che ci possa difendere dagli attacchi esterni di grandi colossi dell'economia come gli Stati Uniti e la Cina, che sono sicuramente intenzionati a non permettere che l'Unione Europea, che nel suo insieme rappresenta il secondo prodotto interno lordo mondiale, possa raggiungere una stabilità politica ed economica tale da competere con loro. Soprattutto la Cina continua ad avere un atteggiamento molto aggressivo nei confronti dell'Unione Europea, un atteggiamento predatorio e di conquista, ed avere una Europa debole, divisa, suscettibile ai cambiamenti economici mondiali, è un pericolo non soltanto per la stabilità economica e politica ma soprattutto direi per il progresso civile delle Nazioni.

Nei prossimi cinque anni quindi dobbiamo continuare ad impegnarci nel sostegno del progetto europeo, contro i nazionalismi che vogliono distruggerlo e che vogliono chiuderci nuovamente in piccole entità indifese contro i grandi colossi dell'Economia e della finanza. È un rischio che non possiamo permetterci quello di diventare nuova terra di conquista, perdere i progressi civili e culturali che fino ad ora abbiamo ottenuto, quella libertà di espressione, quel sacrosanto diritto all'autodeterminazione che per quanto ancora imperfetto e non completo, sicuramente è maggiore rispetto ad altre entità che tutto sono tranne che democratiche. Pensiamo bene a chi e cosa vogliamo sostenere, pensiamo bene a quali sono i vantaggi che fino ad ora abbiamo ottenuto dallo stare nell'Unione Europea e quali sarebbero le conseguenze di una eventuale debacle europea. Siamo davvero disposti a mettere in gioco tutto?

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