2. Ripartiamo da Ventotene 

17.03.2020

Sono giorni difficili per tutti. Ieri la Germania ha cominciato ad introdurre i primi provvedimenti contro la diffusione del Covid19 e si prospetta una chiusura totale a breve. Come ho già detto nel post di ieri, credo che questo possa essere un ottimo momento per fermarsi a ragionare su quella che è la nostra società attuale, su quello che abbiamo perso e su quello che dobbiamo e possiamo fare per non sprofondare nella barbarie e nel regresso sociale ed economico.

In questi giorni ho sentito e letto notizie preoccupanti circa l'EU soprattutto inerenti alla questione della gestione scoordinata e a scatti della epidemia che stiamo vivendo. Un pericoloso allontanamento dei popoli europei che registro con preoccupazione in un momento in cui, piú che in ogni altro momento storico, dovremmo stare uniti contro le sfide economiche, sociali e climatiche che ci attendono. Eppure, usando la paura come un grimaldello, i populisti e sovranisti stanno dando poderose spallate alla UE, che rischia seriamente di uscirne con le spalle rotte.

Voglio fare una doverosa premessa. Questa EU non piace neanche a me, troppo bilanciata verso l'economia e poco attenta alle esigenze ed alle aspirazioni dei singoli popoli. L'uscita disastrosa della Presidente della BCE Christine Lagarde é un chiaro segnale di come questa Europa cosí com'è non funziona, ma occhio a dire che sia tutto sbagliato e che non serva a nulla, si rischia di buttare via il bambino con l'acqua sporca. Questa crisi deve servire non a distruggere tutto ma a rifondare sulle basi di quello che abbiamo fino ad ora costruito, una vera Europa dei popoli. Per farlo però i popoli europei devono svegliarsi, aprire gli occhi, applicarsi e comprendere davvero cosa voglia dire stare dentro o fuori dalla UE. E possiamo farlo ripartendo dalle origini, comprendendo su quali principi la UE si fonda, per poterli recuperare, fare nostri e trasmettere ai posteri.

L'origine della EU può essere individuata nel Manifesto di Ventotene, scritto da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni e Ursula Hirschmann nel 1941, nel corso della loro prigionia durante il regime fascista. Quando il conflitto sembra ancora destinato ad essere vinto dalle forze dell'Asse, certi che il Regime sarebbe caduto, questi intellettuali ipotizzavano il nuovo assetto europeo, come dare pace e stabilità ad un continente martoriato dalla guerra. Per loro, con l'avvento dell'era totalitaria, lo sviluppo della civiltà moderna aveva subito un arresto. Un'Europa libera e unita, invece, avrebbe rappresentato inevitabilmente la premessa per il potenziamento di detta civiltà; però la riforma della società, volta a far riprendere immediatamente in pieno il processo storico contro la disuguaglianza e i privilegi sociali, doveva passare attraverso la rivoluzione europea, necessariamente socialista.

Nel documento viene sottolineato come i principi che nacquero dalla Società delle Nazioni in seguito alla Prima guerra mondiale si fossero persi, lasciando spazio al nazionalismo imperialista delle potenze. Come gli ordinamenti democratici si fossero svuotati del loro senso lasciando spazio a plutocrati e monopolisti. Come lo spirito critico scientifico fosse stato sostituito da nuove fedi materialistiche. I tre intellettuali previdero la caduta dei poteri totalitari e auspicarono che, dopo le esperienze traumatiche della prima metà del Novecento, i popoli sarebbero riusciti a sfuggire alle subdole manovre delle élite conservatrici. Secondo loro, lo scopo di queste sarebbe stato quello di ristabilire l'ordine prebellico. Per contrastare queste forze si sarebbe dovuta fondare una forza sovranazionale europea, in cui le ricchezze avrebbero dovuto essere redistribuite e il governo si sarebbe deciso sulla base di elezioni a suffragio universale. L'ordinamento di questa forza avrebbe dovuto basarsi su una "terza via" economico-politica, che avrebbe evitato gli errori di capitalismo e comunismo, e che avrebbe permesso all'ordinamento democratico e all'autodeterminazione dei popoli di assumere un valore concreto. L'idea forte del Manifesto era la creazione di una Europa federale con organismi liberamente eletti e con un esercito comune, capace di imporre il proprio ordine all'interno e di dialogare con gli altri grandi Stati del mondo, in vista di un governo federale universale.

È importante comprendere che il processo europeo non solo non può essere invertito ma deve andare avanti. L'era dei nazionalismi, delle divisioni, degli interessi personali deve concludersi. Lo so che molti di voi pensano che chi fa da sé fa per tre, ma questo è secondo me sbagliato. È vero che siamo ognuno responsabili delle nostre scelte e paghiamo personalmente i nostri errori, ma come collettività, come gruppo, come razza umana abbiamo il dovere di pensare e permettere l'autodeterminazione dell'altro. Martin Luter King diceva: "La mia libertà finisce dove comincia la vostra". Il che non vuol dire solo che tutti abbiamo il diritto alla autodeterminazione, ma che dobbiamo permetter agli altri di autodeterminarsi, nella promozione del rispetto e della cooperazione civile e sociale. Una Europa divisa, frammentata, separata da confini fittizi non ci serve. Questo virus, questa pandemia, ci stanno dimostrando se ce ne fosse bisogno, di come ci siamo circondati di steccati fittizi, di come ci siamo fatti rinchiudere in recinti invisibili pur essendo tutti esseri umani.

Promuovere una UE diversa, riformata, veramente dei popoli è quanto piú oggi una priorità. Sostenere un nuovo processo di rifondazione concentrandoci su quel che ci unisce e non su quel che ci divide è la sfida che noi, come popolo europeo siamo chiamati ad affrontare. Parlare di sovranismi, di territorio, di campanilismo è sbagliato. Pensare al proprio tornaconto personale, politico, alle prossime elezioni è meschino e vile. Ma la politica non fa altro che rispondere alle esigenze del popolo. Ed un popolo che non sa, che non è consapevole, che non riesce a vedere oltre l'ostacolo è un popolo che agisce di pancia, guidato dalla paura. I redattori del manifesto di Ventotene, nel corso della devastante guerra che infuriava in tutto il mondo, furono lungimiranti da pensare al dopo, alle conseguenze, a come ricostruire il mondo e l'Europa dopo quella immane tragedia. Noi dobbiamo avere il coraggio di andare oltre e di rafforzare l'idea europeista e mondialista, riprendendo il cammino verso la pace e il progresso. Intralciare questo processo, alle soglie di cambiamenti epocali come quelli che l'umanità si appresta ad affrontare, vuol dire solo accelerare la fine della nostra civiltà e con essa, della nostra presenza su questo pianeta.