Responsabilitá (#iorestoacasa, giorno 1)

16.03.2020

Come era prevedibile, anche la Germania ha deciso di attuare delle misure restrittive per contenere la diffusione del Covid19 chiudendo i confini con la Francia, l'Austria e la Danimarca. Da oggi tutte le scuole federali sono chiuse e si prospetta anche una serrata sui bar, ristoranti, negozi. Restare a casa, come in Italia, diviene una parola d'ordine.

Per settimane noi italiani in Germania ci siamo chiesti quando questo sarebbe successo, sicuri che era solo questione di tempo. La gradualità con cui le decisioni e le iniziative sono state prese e messe in atto è stata per alcuni vista come una incosciente dilatazione dei tempi per favorire l'economia a discapito dei cittadini. Molti avrebbero preferito una dannosissima serrata immediata, una reazione di pancia che avrebbe devastato completamente la fragilissima economia mondiale (basti pensare che basta una parola detta male o fuori posto di un qualsiasi capo o presidente di un qualsiasi organismo per far crollare la borsa). Io come molti invece credo che la prudenza sia e debba essere una strategia vincente, non solo a livello statale ma anche e soprattutto a livello personale.

Prudenza che ho visto ben poco presente in alcuni mii connazionali e conterranei che, in barba a decreti e delibere governative e regionali e al buon senso, hanno deciso di lasciare il nord in massa contribuendo al diffondersi del contagio in tutta Italia. Persone con talmente tanto poco senso civico da uscire di casa anche se invitate a non farlo, cercando scuse futili per poter evadere dalla quarantena. la stessa imprudenza che ho visto anche ieri girando per la città di Monaco dove, in barba a tutti gli avvertimenti e alla vigilia di una serrata annunciata, le persone continuavano a riempire parchi, bar, strade. E questo la dice lunga su come non importa se sei italiano o tedesco, gli stupidi stanno dappertutto.

Adesso è il momento della responsabilità. È il momento di seguire le regole, di farsi forza, di aiutarsi ed incoraggiarsi a vicenda. Laddove i nostri governi e le organizzazioni mondiali ed europee hanno avuto delle mancanze, dei tornaconti personali, delle regole ad nazionem, noi popoli dobbiamo amarci, unirci, stringerci virtualmente l'un l'altro. Non dobbiamo dare modo all'odio di conquistarci, veicolato dalla paura. Anzi questa nuova sfida deve farci ragionare sul fatto che non esistono barriere insuperabili e che anzi gli steccati dietro cui ci nascondiamo sono falsi, che i paletti che vediamo ce li siamo fatti imporre. Che le differenze sono solo di facciata perché al di là della pelle, della provenienza, della religione e della cultura, siamo tutti uguali, esseri umani. Ci hanno convinto che siamo diversi ma non lo siamo.

Se è vero in parte che la reazione della UE di fronte alla crisi è stata scoordinata e a fasi alterne, non dobbiamo permettere ai seminatori di odio di dividere i popoli. Non accettiamo le parole di chi dice che i tedeschi, i francesi, gli inglesi, i polacchi, gli italiani, i russi sono inferiori, diversi, pezzenti, caciaroni. Accettiamo le differenze e non generalizziamo, cerchiamo di comprendere e restiamo uniti. Perché arriverà un momento in cui dovremo scegliere da che parte stare, se dalla parte della pace o dalla parte della guerra. Se essere fratelli o nemici, se essere alleati o avversari. Dobbiamo scegliere da che parte stare e credo che questo momento possa e debba essere utilizzato come una pausa di riflessione.

Fermiamoci a ragionare su dove siamo e su dove stiamo andando. Approfittiamo di questa crisi per riprenderci noi stessi, la nostra umanità, la nostra vera essenza. Cominciamo a parlare di ciò che ci unisce e non di ciò che ci divide. Solo in questo modo possiamo pensare di fare quel salto evolutivo che l'umanità tutta ha bisogno di compire per evitare la distruzione. Perché sia ben chiaro: il modo in cui usciremo da questa crisi determinerà l'assetto sociale, culturale ed economico dei prossimi anni. Se la smetteremo di andare dietro alle cazzate, ai nazionalismi beceri, alle distrazioni di massa e capiremo che la competenza, la prevenzione e la serietà pagano, che dobbiamo affidarci a chi sa e non a chi pensa di sapere, che non esistono scorciatoie se non il duro lavoro, l'abnegazione, la crescita e la conoscenza, forse avremo una qualche chance di sopravvivenza. Se ci uniamo possiamo farcela.

Poi non dite che nessuno ve lo aveva detto.