Non preghiere ma opere di bene (#iorestoacasa, giorno 7)

22.03.2020

Gli ospedali scoppiano, gli infermieri si addormentano esausti sulle scrivanie, i medici fanno l'impossibile per curare migliaia di contagiati dal Coronavirus. Servono mascherine, macchinari, posti letto, dottori, risorse. Eppure, nel bel mezzo di questa emergenza, Radio Maria - potente emittente religiosa basata a Erba - lancia un appello per chiedere soldi per sé. O meglio, si premura di informare i fedeli ascoltatori su come continuare a donare soldi all'emittente pure in tempo di Coronavirus, quando non si può uscire di casa. Le istruzioni sono ben spiegate in un video pubblicato (e poi rimosso) su YouTube. "A causa del problema coronavirus - recita una voce femminile tranquillizzante - diversi ascoltatori non possono recarsi in posta per il bollettino a favore di Radio Maria". Ecco quindi le istruzioni per oltrepassare l'ostacolo: "Si potrebbe superare la difficoltà con un Sepa straordinario mantenendo la donazione abituale e limitatamente a questo periodo". Seguono ovviamente le coordinate telefoniche per attivare il bonifico.

Dopo la bufera scatenata da questa per lo meno fuori luogo richiesta da parte di Radio Maria, si è rafforzata nei gruppi atei, agnostici ma anche cattolici progressisti la richiesta alla chiesa cattolica di un segnale concreto di aiuto non solo spirituale ma anche economico. Anche perché la Chiesa Italiana ha un patrimonio non indifferente di beni mobili ed immobili (si stima che il 20% degli immobili italiani) e quindi ci si aspetterebbe che aiutasse, e cospicuamente, i piú bisognosi. Visto anche l'interesse dimostrato per il popolo italiano con le continue ingerenze nella legiferazione dello Stato italiano, contro alcune leggi che vanno contro "la legge divina". Ma anche se sappiamo come i fan nostrani di Gesù siano da secoli immemori sempre pronti a pugnalare alle spalle i diritti degli altri, ci aspettavamo almeno l'arrivo di un aiuto concreto per quei fedeli che cercano in ogni modo di difendere dalle "insidie del progresso e del demonio".

Invece no, la Chiesa Spa non molla i cordoli della borsa, anche se Papa Francesco, tramite il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, ha donato ben cento mila euro a Caritas Italiana per un primo soccorso in questa fase di emergenza; il che e un po' come prendere i soldi dalla tasca destra e metterli in quella sinistra. Per quanto Caritas Italia sia presente sul territorio e operi nel settore dell'accoglienza e dell'aiuto, si tratta pur sempre di un ente ecclesiastico e, quindi, sotto il controllo diretto o indiretto del Vaticano. Ben poca cosa rispetto alle donazioni che da ogni parte arrivano alla chiesa ed al vaticano. E se è pur vero che la CEI ha accolto una richiesta di sostegno della Fondazione Banco Alimentare Onlus, stanziando cinquecento mila euro dai fondi dell'Otto per mille, c'è da dire che è nulla rispetto al suddetto valore immobiliare (stimato in duemila miliardi di possedimenti in tutto il mondo). Per non parlare delle riserve di oro (c'è chi parla di oltre 60.000 tonnellate in depositi situati in varie parti del mondo) e, non ultimo lo IOR, la famigerata Banca Vaticana.

Se pensiamo che altre confessioni minoritarie in Italia (e quindi ben meno salde finanziariamente) come l´unione Buddhista Italiana e la chiesa Valdese e Metodiste hanno donato ingenti somme (Rispettivamente tre milioni e otto Milioni di Euro), la spilorceria della Chiesa Cattolica si fa ancora piú evidente. Fosse solo per ripagare l'Italia di quei quattro milioni di euro abbonatagli dal mancato pagamento dell'IMU, che dovrebbe essere solo esente per i luoghi di culto ma che di fatto lo è anche per le decine di migliaia di abitazioni, negozi, scuole e strutture ricettive in mano alla Chiesa (a Roma non c'è via dove non abbiano almeno una proprietà).

Ora, per quanto si possano stimare le singole persone presenti nell'ambito ecclesiastico, è innegabile che ci sia una grande ipocrisia nell'operato della Chiesa in Italia. Da una parte sempre pronta a ingerire nelle legiferazioni, a ricevere favori, aiuti, regalie. Dall'altra pronta ad offrire nelle situazioni di pericolo e dolore solo preghiere, pellegrinaggi verso crocefissi miracolosi e pochi spicci. Come se delle persone che spesso si prodigano per offrire il loro sostegno alla Chiesa non gliene fregasse poi un granché, specie se non possono pagare. E che loro, il clero cattolico, sempre pronto ad autoincensarsi e legare a sé i propri fedeli (quel "non guardare ai nostri peccati ma alla fede nella tua chiesa" ripetuto durante le funzioni religiose... che brivido), alla prima difficoltà è sempre pronto a tenere per sé il malloppo e offrire preghiere. Preghiere che saranno pure buone per l'anima e per l'aldilà, ma che ben poco sono di aiuto a chi sta soffrendo adesso e sono un vero e proprio insulto a chi realmente combatte ogni giorno per salvare anche una sola persona dalla morte.

Quindi caro Papa Francesco, caro clero Vaticano, meno preghiere e piú opere di bene. O almeno abbiate la decenza, d'ora in avanti, di tacere e non interferire piú negli affari dello Stato e del popolo italiano.