en-36. Il Diritto di espressione e l’obbligo di informazione

27/01/2022

L'art. 21 comma 1 della Costituzione recita: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure".

La libertà di manifestazione del pensiero (e la connessa libertà di stampa) sono valori fondamentali della società democratica moderna. La Costituzione ne garantisce l'inviolabilità in ogni sua forma, scritta o parlata e con ogni altro mezzo di diffusione. Si tratta di una libertà inalienabile universalmente riconosciuta come uno degli elementi fondanti e indispensabili per lo Stato di diritto e la tutela della democrazia. Con la diffusione della tecnologia e delle piattaforme social come Facebook e, soprattutto, YouTube, si è vissuta la massima estensione di questo diritto ma si sperimentano anche i limiti e le forzature di interpretazione che personaggi senza scrupoli mettono in atto. Perché se è vero che ognuno ha il diritto di esprimersi e "la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure" (art. 21 comma 2), è vero anche che bisogna rispettare un altro diritto fondamentale dei cittadini, quello di avere una informazione seria, completa e basata su fatti concreti, scevri da illazioni, teorie complottiste, che terrorizzino la popolazione e ne minaccino la coesione e la civile e serena connivenza.

I Padri Costituenti non potevano certo immaginare che il progresso della scienza e della tecnica ci avrebbe portato a questi livelli, eppure hanno messo nelle mani del legislatore la possibilità di controllare e regolamentare l'esercizio del diritto di parola. Il comma 3 del suddetto articolo infatti sancisce che "Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili." In parole povere, lo Stato deve vigilare affinché al diritto di parola sia affiancato in dovere della informazione. È con questo spirito che è stato ipotizzato e creato il comitato che si occupa delle Fake news e delle imprecisioni riguardo all'informazione scientifica sul corona virus, partendo dalle evidenze più urgenti per l'informazione pubblica.

Ci sono bufalari di mestiere che non vedono di buon occhio l'istituzione di questa task force che gridano alla censura, in nome della libertà di parola e di stampa dimenticando appunto il dovere dell'informazione. Su YouTube e i social in generale fioriscono siti di disinformazione tenuti da persone che si auto referenziano spacciandosi per esperti quando non lo sono, vendendo pseudoscienza per scienza e denigrando, offendendo e cercando di screditare chi invece della scienza ha fatto uno stile di vita. Il problema di fondo è che queste persone possono prosperare e fare i big money solo perché possono contare sulla ignoranza di base della popolazione, che come ho già detto piú volte, non conosce affatto come funziona il mondo scientifico e ignora completamente come si applichi il metodo scientifico. Su questa ignoranza (che comunque è sempre colmabile), i bufalari hanno costruito imperi, senza curarsi ne degli effetti deleteri che creano (basti pensare alle varie campagne No Vax che mettono a repentaglio la vita delle persone immunodepresse) ma anzi lucrando allegramente sulle disgrazie altrui (basti pensare alle "cure alternative" pagate a suon di soldoni e vendute da ciarlatani senza scrupoli a persone anche malate di tumori).

E proprio questo bufalari di professione gridano al complotto, alla censura, quando chiudere i loro canali vuol dire preservare da falsità e bugie senza alcun fondamento le decine di migliaia di persone che li seguono. La scienza è una cosa seria, ancor piú quando si parla della salute delle persone. Non può e non deve essere trattata da gente senza alcun rispetto che si erge a giudice e da voce alle piú aberranti e antiscientifiche corbellerie. Come ho già detto ieri, il metodo scientifico è un metodo democratico ed accessibile a tutti: premia chi attraverso prove, studi e ricerche apporta dei validi contributi alla crescita del sapere, ma smaschera allo stesso modo chi fa affermazioni illogiche e senza fondamento. Il caso di Luc Montagner è un esempio lampante: il fatto di aver vinto il Nobel per aver scoperto il virus dell'AIDS non lo rende immune dal dire castronerie pseudoscientifiche come quella di curare il Parkinson con la Papaia fermentata.

Inoltre, per il carattere divisivo e terroristico che queste Fake news hanno, creano danni devastanti tra le persone, creano divisioni, sospetto verso gli scienziati e il governo, creano tensioni sociali e in ultima analisi, un terreno fertile per chi, a livello politico, su queste divisioni e sul caos crea consensi e rischia sul serio di compromette la convivenza e lo sviluppo democratico di una nazione. E infatti insieme ai canali bufalari, una certa politica che delle Fake news ha fatto pane quotidiano, ha subito inneggiato alla censura, alla dittatura del pensiero unico, confondendo ancora una volta il diritto di parole sacrosanto con il dovere preciso di ognuno di diffondere notizie vere e verificate, a maggior ragione quando non solo si ricoprono cariche istituzionali, ma si fa parte di quel sistema democratico che ci cerca di sabotare.

Per fortuna il sistema sembra stia sviluppando i suoi anticorpi: oltre a divulgatori e debunker che smontano le bufale e diffondono informazioni e dati scientificamente comprovati, esiste anche il "Patto trasversale per la scienza", una associazione che promuove la promozione e la diffusione della scienza e del metodo scientifico sperimentale in Italia al fine di superare ogni ostacolo e/o azione che generi disinformazione su temi scientifici, il tutto nell'ottica del precipuo interesse della tutela della salute umana garantito costituzionalmente, contrastando altre sì ogni azione e/o condotta da parte di chiunque che possa pregiudicarla sia in forma individuale che collettiva anche tramite illeciti civili, amministrativi o penali. Di questa associazione fanno parte persone fisiche, le associazioni ed i comitati con scopi analoghi o complementari a quelli perseguiti dall'Associazione, le fondazioni e gli enti morali, gli Enti pubblici anche territoriali, gli Ordini professionali, le Università, le imprese. Un progetto interessante che ha già raccolto diverse adesioni e di cui si sente sempre piú spesso parlare. Un'arma in piú nella battaglia contro la disinformazione e per rendere le persone consapevoli e libere di poter esprimere non solo il diritto di parola ma anche quello ben piú importante della corretta informazione.

Il diritto di parola deve essere usato bene. I nostri nonni e bisnonni non potevano dire quel che pensavano, erano costretti ad un muto e servile assenso, non c'era possibilità di replicare a quel che gli veniva calato dall'alto. Oggi abbiamo tutto il diritto di parlare, ma di fronte a chi porta prove, teorie consolidate, fatti scientifici comprovati da piú e piú studi, abbiamo l'obbligo di fare un passo indietro e ascoltare. Il che non vuol dire non avere diritto ad esprimere il proprio pensiero, ma avere l'obbligo morale prima che civile, di dimostrare quel che diciamo nel modo piú obiettivo e oggettivo possibile.