Volevo fare il giornalista

06.01.2020

In terza superiore ero uno dei piú bravi in italiano. Il mio professore, di manica abbastanza stretta, mi premiava con voti che andavano dal 7 all´8 ed io gongolavo quando anche i piú bravi della classe venivano da me a chiedere aiuto per decriptare le tracce che ci venivano lasciate nei compiti in classe. Incoraggiato da tanto successo, cominciai a scrivere piccoli racconti, delle poesie e qualche articolo per il giornalino scolastico, che ebbero un discreto successo.

Il mondo del giornalismo mi affascinava. Sin dai tempi delle scuole medie, quando un'altra illuminata insegnante ci tenne qualche lezione sulla carta stampata, ero rimasto affascinato da quel mestiere e da figure eccelse come Enzo Biagi, Indro Montanelli, Oriana Fallaci. Personaggi sicuramente differenti per idee politiche e modalità di espressione, ma che avevano carattere, coraggio e un amore profondo per la verità. Giganti che, al netto delle proprie convinzioni, vivevano il giornalismo come una missione, nobilitandolo e rendendolo un'arte.

Peppino Impastato, che avrebbe compiuto 72 anni il 5 gennaio scorso se non fosse stato ucciso dalla Mafia nel 1978, era un giornalista ed ha pagato con la vita la sua presa di posizione netta e decisa contro la mafia e la delinquenza. Ed è solo un esempio su tanti di persone integerrime che hanno cercato di usare il quarto potere per cambiare in meglio le cose. Ovunque nel mondo esistono schiere di uomini e donne che usano la carta stampata (ma anche i nuovi media) per migliorare questa società malata e sempre piú sull'orlo di una pericolosa autodistruzione.

25 anni fa avrei voluto intraprendere la carriera giornalistica, ma le mie scarse doti di studente e la mia poca attitudine allo studio mi fecero desistere dall'intraprendere la carriera universitaria (sarei voluto andare a Scienze della Comunicazione a Bologna, dove allora insegnava l'immenso Umberto Eco). Crescendo, il fascino per la carta stampata non mi ha lasciato ed è cresciuto, seguendo altri giornalisti di spicco come Milena Gabanelli, Lilli Gruber, Enrico Mentana e altri tanti esponenti di spessore; ed è stato con questo spirito (e un infinito rispetto per questi miti) che ho aperto questo blog due anni fa.

E proprio perché ho rispetto per un certo tipo di giornalismo, fatto con lealtà e senza sotterfugi, con amore per la verità e per la cronaca, che certi titoloni di certi giornali retti da persone che tutto possono essere definiti tranne che Giornalisti, mi fanno incazzare come una biscia. Come gli ormai celeberrimi titoli di Libero e simili, quotidiani che non amano tanto offrire notizie e analisi dei fatti, quanto invece solleticare il nostro sistema nervoso per invitarci a prendere posizione contro "l'invasione", o, più precisamente, contro "l'invasore". È così che nascono titoli come: "Malaria extracomunitaria", "Scabbia per due mila profughi", "i disturbi mentali di chi arriva sul barcone", "allarme sanità in Italia: frontiere aperte a ebola, lebbra e scabbia". Personaggetti squallidi e miserrimi come Vittorio Feltri, Alessandro Belpietro, Mario Giordano macchiano tutta la categoria di un'onta terribile, spacciandosi per detentori di verità scomode quando in realtá altro non sono che meri manipolatori di informazioni. Il problema è che la platea a cui si rivolgono, fatta pressocché di persone tenute nell'ignoranza e resi deboli da un sistema dell'istruzione insufficiente e carente, abboccano ad ogni loro provocazione e "notizia", perché completamente carenti di senso critico e capacità di comprendere quale sia una notizia vera ed una Fake.

Questo "giornalismo" è ormai asservito al potere, non indipendente da esso. Il perché lo spiega bene Tiziano Terzani: "il potere ti fagocita, il potere ti tira dentro di sé! Capisci? Se ti metti accanto a un candidato alla presidenza in una campagna elettorale, se vai a cena con lui e parli con lui diventi un suo scagnozzo, no? Un suo operatore. Non mi è mai piaciuto. Il mio istinto è sempre stato di starne lontano. Proprio starne lontano, mentre oggi vedo tanti giovani che godono, che fioriscono all'idea di essere vicini al Potere, di dare del "tu" al Potere, di andarci a letto col Potere, di andarci a cena col Potere, per trarne lustro, gloria, informazioni magari". E quando il potere si allea con il giornalismo, ecco palesarsi vecchi scenari che già la storia ci ha presentato e per cui abbiamo pagato un caro prezzo: campagne denigratorie, Fake news e vere e proprie ondate d'odio contro tutti. E in questo certi giornali sono molto piú bravi di altri (anche se nessuno ne è completamente immune purtroppo.

Bisognerebbe recuperare la deontologia dei grandi giornalisti del passato, uomini e donne che non si sono mai piegati al potere, che lo hanno contrastato, eviscerato, analizzato. E questo bisognerebbe farlo innanzitutto aiutando le persone a comprendere le differenze tra notizie e pettegolezzi, attraverso una nuova scolarizzazione e coltivando il senso critico di tutti, dai sessantenni buongiornisti agli adolescenti. Passando anche per gli organi preposti, come l'ordine dei giornalisti, che dovrebbe vigilare di piú affinché il giornalismo sia il piú libero ed indipendente possibile. Bisognerebbe recuperare quella "forma di moralità" di cui parla ancora Tiziano Terzani, quel "senso di orgoglio che io al potere gli stavo di faccia, lo guardavo, e lo mandavo a fanculo. Aprivo la porta, ci mettevo il piede, entravo dentro, ma quando ero nella sua stanza, invece di compiacerlo controllavo che cosa non andava, facevo le domande. Questo è il giornalismo."

di Nicola Accordino

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