en-Misoginia di Stato

14/01/2021

Mentre tutta l'Italia è distratta dalla questione dei migranti, che per quanto possa essere grave resta comunque marginale rispetto ad altre questioni, il DDL presentato da Simone Pillon, eletto nelle liste della Lega, continua indisturbato il suo percorso parlamentare. Pillon è un personaggio strano, ambiguo e con idee retrograde e medioevaliste. Crede nell'esistenza della teoria del complotto sull'ideologia di genere e che essa venga insegnata nelle scuole italiane; afferma anche che esiste una lobby gay (fantomatica cospirazione delle persone LGBT con l'obiettivo di rovesciare l'ordine morale tradizionale) e che essa punti al reclutamento omosessuale. Poco dopo la sua elezione a senatore sostenne che nelle scuole di Brescia venisse insegnata agli alunni la stregoneria riferendosi a un progetto, promosso dalla biblioteca civica e finanziato dal Comune, sulle fiabe e i racconti del mondo dove venivano trattate anche le streghe. Sostenitore e membro dei comitati Pro vita e tra gli organizzatori dei Family day, è vicepresidente della Commissione Infanzia e adolescenza.

Il 28 gennaio scorso nella puntata di "Presa diretta", programma di approfondimento ed inchiesta condotto da Riccardo Iacona, si è parlato del famigerato DDL Pillon, una legge oltraggiosa per le donne e anticamera di una recrudescenza di misoginia, clericalismo e medioevalismo pericolosa e reazionaria. È stato per me difficile ascoltare i deliri di certi uomini, appartenenti per lo più a una determinata regione del parlamento (ma che raccolgono in realtà consensi bipartisan), pontificare su una legge che, secondo i loro vaneggiamenti, dovrebbe proteggere la famiglia tradizionale, la vita e i bambini. Ma che in realtà è solo una accozzaglia di norme liberticide, volte solo a reprimere il ruolo delle donne nella società e renderle di nuovo schiave e succubi degli uomini. Una legge che mostra il vero volto dell'uomo medio italiano.

Nel programma sono state evidenziate tutte le criticità di una legge che rischia di riportarci indietro di almeno cinquanta anni sui diritti delle donne italiane: abolizione della legge sull'aborto, stretta di vite sui divorzi, affidamento paritario dei figli, abolizione delle unioni civili, riconoscimento della famiglia tradizionale come unica possibile. Per capire come questa legge sia stata ideata e scritta contro le donne e le  altre forme di famiglia, basta ascoltare le dichiarazioni ufficiali rilasciati dallo stesso Pillon durante incontri radiofonici e interviste. Ecco alcune perle.

«Lo stupro non é reato» 

«Noi sosteniamo la vita quindi, dobbiamo convincere ogni donna a tenere il suo bambino» e se vuole abortire? «le offriamo somme ingentissime per non farlo» e se vuole ancora? «glielo impediamo»

«sostenere la maternità altrimenti nel 2050 ci estinguiamo come italiani»

«un ragazzo ha il diritto di avere una madre e un padre. Non farei prove di ingegneria sociale»

«l'utero in affitto è roba da ricchi che fa parte di quella che io chiamo antropologia individualista»

Senza entrare troppo nel merito del DDL Pillon (vi rimando al servizio di Presa Diretta, che ha trattato in modo esauriente e dettagliato tutta la faccenda), è interessante notare come per l'ennesima volta la compagine di governo a trazione leghista sostenga queste politiche liberticide e lesive della libertà individuale di scelta. Il problema non è solo Pillon e la sua medioevale idea di famiglia, ma quanto il fatto che i suoi accoliti siano ormai entrati in vari punti delle istituzioni italiane, cercando di scardinare pezzo dopo pezzo il diritto di famiglia fino ad oggi costruito in 60 anni di lotte femministe e riportare indietro l´orologio del progresso e della parità di genere. Le dichiarazioni di alcuni consiglieri regionali, le leggi promosse a livello locale contro la legge 194 da movimenti pro vita, la grande percentuale di medici obiettori che si rifiutano di assistere le donne nel processo dii aborto sono campanelli d´allarme molto forti. Il fatto di essere contrari all'aborto non deve assolutamente diventare una imposizione generale. Io stesso lo sono, ma non per questo imporrei la mia visione a tutti, perché non credo sia giusto privare una persona della possibilità di scegliere, in base alla propria coscienza. Se può essere vero che si ricorra in taluni casi in modo leggero all´interruzione di gravidanza, ciò non è certo dovuto alla legge che lo regolamenta quanto ad una scarsa educazione alla sessualità, alla genitorialità consapevole ed all'uso dei sistemi contraccettivi, educazione che manca completamente nelle famiglie e nelle scuole.  Credo anzi che di questi temi si dovrebbe parlare in modo più diffuso nelle scuole, fare più informazione (attraverso per esempio l´introduzione dell´educazione sessuale); i proibizionismi storicamente non ha mai funzionato.

Stesso discorso per le unioni civili. Il fatto di concedere diritti a chi non ne ha, nulla toglie alle famiglie tradizionali eterosessuali. Anzi, l'accettazione di un fenomeno che è per prima cosa naturale che sociale, aumenterà la consapevolezza delle persone ed eviterà gli spiacevoli episodi di matrimoni di convenienza e di facciata, dove uomini e donne si sposano ed hanno figli per poi condurre vite parallele fatte di trasgressione, fughe, infelicità, senso di smarrimento, insoddisfazione e frustrazione, che immancabilmente si riverseranno sui figli. Impedire l'autodeterminazione delle persone è aberrante.

E che dire della negazione dei femminicidi, che avvengono con una triste cadenza regolare e costante? Per chi non lo sapesse, per femminicidio si intende l'omicidio di una donna da parte di un coniuge o ex tale, che non accetta la fine della relazione considerando la donna un oggetto di proprietà. Secondo Pillon e i suoi sostenitori, non esisterebbe il femminicidio ma solo l'omicidio. Distinguere tra i due fatti vorrebbe dire gettare un'ombra su tutti gli uomini senza alcuna discriminazione. D'altronde sono gli stessi che negano l'esistenza dell´omofobia e delle aggressioni a sfondo omofobo, sostenendo che siamo noi omosessuali a non doverci esporre (scusateci se esistiamo!). Anche questo ci tocca sentire in questo 2019 in cui credevamo di essere fuori dal medioevo.

Per quanto riguarda il Divorzio, che secondo certi sostenitori del DDL Pillon è solo un mezzo con cui le donne spremono e sfruttano gli uomini, in un articolo de l´Espresso, viene evidenziato come nel ddl sull'affido condiviso, si voglia rendere obbligatoria (e a pagamento) la mediazione familiare. E curiosamente, il Senatore Pillon fa proprio il mediatore. Tanto che per promuovere la sua attività sul sito del proprio studio legale scrive: «È in corso di approvazione una modifica al codice civile». I coniugi con figli minori per separarsi dovranno essere, per legge, seguiti da un mediatore per una durata massima di sei mesi. La mediazione familiare prevede da sei a dieci incontri con un costo variabile da 50 ai 100 euro ad incontro. Monica Cirinná, Senatrice famosa per essere stata la promotrice della legge sulle Unioni Civili, dichiara che «L'obbligatorietà è una cosa gravissima perché contraria alla convenzione di Istanbul in presenza di violenza domestica. Il rischio è quello di far finire la maggior parte dei bambini in casa famiglia per sei mesi. Nel frattempo lui avrà lucrato con la partita della mediazione e non sarà riuscito a mettere d'accordo i genitori».

Oltre l´evidente conflitto di interessi, tutto l'impianto del disegno di legge Pillon mira a ripristinare una società neo-patriarcale, dove l'uso della violenza machista contro mogli e figli sia nuovamente permessa. Le donne messe a tacere e rivittimizzate con la minaccia della decadenza della responsabilità genitoriale, ottenuta con le accuse di alienazione parentale. Una teoria priva di fondamento scientifico che trova applicazione solo nelle relazioni di alcune Ctu (consulenze tecniche d'ufficio, pagate profumatamente), incaricate dai giudici di valutare le competenze genitoriali durante le separazioni giudiziali. Quando un bambino si rifiuta di vedere il padre senza considerare se ci siano state violenze o abusi sessuali, la sentenza delle Ctu è sempre la stessa: la paura del bambino è frutto di manipolazioni di "madri malevole" che perdono spesso la responsabilità genitoriale. È a causa di questa teoria fraudolenta che tre bambini - Federico Barakat, Davide e Andrea Iacovone - non furono tutelati dalle istituzioni e vennero uccisi dai loro padri.

Adesso guardate in faccia le vostre figlie, figli e nipoti e chiedetevi se questo è il futuro che volete lasciargli.