de-La Giornata della Memoria (corta)

26.02.2020

Il 27 gennaio come ogni anno si è celebrata la giornata internazionale della Memoria, nell'Anniversario della Liberazione del campo di Auschwitz da parte dei russi. Grande commozione, celebrazioni in molti i paesi, resoconti dei (pochi ormai) sopravvissuti. 75 anni fa, con la liberazione del campo di sterminio piú grande messo in essere dal genere umano, si poneva fine al genocidio degli ebrei e la follia nazista di privare della libertà e sterminare 6 milioni di uomini solo perché ritenuti inferiori.

Quando arrivò con i propri uomini presso i campi di concentramento, il generale Dwight D. Eisenhower non ebbe il minimo indugio; laddove molti, probabilmente in buona fede, avrebbero cercato di restituire un'ultima forma di rispetto al cospetto dell'orripilante scempio dei corpi delle vittime dei lager e dei sopravvissuti condannati ad essere zombie eterni chiedendo riserbo, lui fece il contrario. Ordinò, perentoriamente, che fosse scattato il maggior numero di fotografie alle fosse comuni dove giacevano ossa, abiti, corpi scomposti scheletrici ammassati come piramidi casuali. Fotografie per ogni gelida baracca che fungeva da dormitorio, fotografie al filo spinato, ai forni crematori, alle divise, ai cappellini, alle torri di controllo, alle armi, agli strumenti di tortura.

Eisenhower pretese che fossero condotti presso i campi di concentramento tutti gli abitanti tedeschi delle vicine città per vedere la realtà dei fatti e che, suddetti civili, fossero costretti a sotterrare i corpi dei morti. E poi spiegò: "Che si abbia il massimo della documentazione possibile - che siano registrazioni filmate, fotografie, testimonianze - perché arriverà un giorno in cui qualche idiota si alzerà e dirà che tutto questo non è mai successo"

Parole quanto mai profetiche, perché è quello che sta accadendo. L'antisemitismo in Europa c'è, ed è anche piuttosto radicato. Il non riconoscere la negazione della Shoah come un campanello d'allarme è solo uno degli indici del problema. Continuano a circolare una serie di bufale complottistiche: dal numero di morti all'esistenza delle camere a gas, passando per il discusso documentario di Alfred Hitchcock, diverse sono le tesi che hanno cercato di dipingere il dramma della Shoah alla stregua di un falso storico o di una manipolazione realizzata ex post. Le teorie negazioniste, diffuse anche attraverso personalità come David Irving e Robert Faurisson, tentano di negare alcuni elementi centrali nel dramma dell'Olocausto: si nega che il regime hitleriano abbia pianificato di sterminare gli ebrei, si nega l'utilizzo omicida delle camere a gas e si riduce il numero degli ebrei uccisi nei lager a proporzioni più basse. Addirittura, attribuendo la morte a malattie contratte nei campi o ad eventi correlati al secondo conflitto mondiale. Da questo, secondo i negazionisti deriverebbe che la Shoah non sarebbe altro che una truffa ordita dal popolo ebraico per legittimare l'esistenza dello Stato di Israele e colpevolizzare le nazioni occidentali, Germania in primis, a scopo economico.

E sempre piú muri si innalzano, vecchie e nuove ideologie fondate sulla assoluta certezza di alcuni di essere puri e giusti si diffonde. Colpisce per esempio quel che sta accadendo in Polonia dove, dopo una continua escalation di attacchi ai diritti civili scientificamente perseguitati dal partito di destra salito al potere, nel 2019 sono state istituite zone franche "dall'ideologia Lgbt" nel sud-est del paese con l'obiettivo, apertamente dichiarato dal governo, di discriminare la comunità arcobaleno. Zone che ricordano (e tanto) l'espressione tedesca Judenfrei, "libero dagli ebrei" usata dai nazisti durante la Shoah. Va ricordato che anche gli omosessuali vennero internati nei campi di concentramento dai nazisti, indicati come "traditori di genere" e contrassegnati con un Triangolo Rosa (in questo caso si parla di  Omocausto). Il tasso di mortalità degli omosessuali internati raggiunse il 60%, e stando ai dati più recenti risulta essere il secondo per categorie, subito dopo gli ebrei. I Polacchi, che pagarono il prezzo piú alto della follia Nazista, non hanno evidentemente imparato nulla dopo secoli di divisioni e persecuzioni subite dai tedeschi e dai russi. A dimostrazione di quel che spesso si dice: quelli che non studiano la storia sono destinati a ripeterla. Ma quello polacco non è l'unico caso emblematico: dai kwaliso in Corea del Nord ai laogai cinesi, dalle colonie penali australiane all'inferno libico, sino agli Stati Uniti d'America e all'Italia. Oggi come 75 anni fa, milioni di persone sono private della loro libertà per motivi politici, etnici e religiosi. E rinchiusi in strutture detentive in cui non esistono diritti umani.

Protezionismo, nazionalismo, razzismo, muri, frontiere, paura verso tutto ciò che è diverso non sono state un tempo e non possono essere oggi la soluzione. È vero che la storia non si ripete mai sotto le medesime spoglie, ma è fondamentale ricordare a cosa hanno condotto queste ricette. I parallelismi con la prima metà del Novecento sono tanto agghiaccianti quanto verosimili. Alimentare le pulsioni più vili che sono sedimentate nel profondo di una società può provocare danni incalcolabili. Il genocidio di circa 15 milioni di persone fu sì frutto di un pensiero malato e folle, ma questo pensiero riuscì a conquistare intere Nazioni. Non bisogna dimenticarlo, perché un popolo che non conosce la strada già percorsa, non può sapere in quale direzione camminare. Il ricordo deve essere vivido nelle nostre menti, ciò che sembrava inconcepibile è stato concepito e adesso è compito nostro far sì che nulla di simile veda mai la luce. L'orrore più disumano mai compiuto è stato compiuto da uomini. Dalle sfere di comando, dagli esecutori materiali, ma anche dagli indifferenti, da chi ha volto altrove lo sguardo per non sapere, da quella che Primo Levi chiamava "zona grigia". Bisogna stare attenti a voltare altrove lo sguardo, perché prima o poi finiamo vittima di ciò che facciamo finta di non vedere.

"Quelli che studiano la storia sono destinati a vedere l'arrivo della ripetizione. "(Charles Coleman). Facciamo che questa volta non ci sia bisogno di un nuovo olocausto per comprendere che siamo tutti esseri umani aggrappati a questo scoglio sospeso nell'Universo chiamato Terra.