de-Il senso della Misura 

15.10.2018

Il 7 settembre scorso, durante il programma "The morning show" in onda su Radio Globo, radio di Roma, il conduttore Roberto Marchetti ha dichiarato: "io personalmente nel momento in cui vedo due uomini che si baciano, probabilmente perché mi immedesimo nella scena che vedo, provo un senso di ribrezzo". Immediatamente sono scattate le reazioni prima del pubblico, poi del mondo omosessuale ed infine è montata la polemica mediatica. 

Prevedibilmente la reazione della comunità LGBT è stata di una pronta e legittima condanna delle parole, ma anche (ed è quello che più mi colpisce in questi casi), la demonizzazione del conduttore e dell'emittente che, per chi non lo sapesse, è partner storico del Pride Romano. La Radio, dopo 24 ore, ha rilasciato una dichiarazione ufficiale lamentando una aggressione mediatica nei loro confronti, con insulti violenti e pesanti sui loro canali sociali. Come spesso accade in questi casi, sono andato a documentarmi e a leggere gli articoli e le dichiarazioni delle associazioni, ma sono stati proprio i toni dei commenti su alcuni gruppi Facebook e sulle bacheche private a colpirmi.

Se è vero e sacrosanto che l'omofobia va contrastata, è vero che non si può rispondere alla violenza con altra violenza. Se ci sono persone che non accettano o non capiscono cosa sia l'omosessualità, non la si può attaccare violentemente semplicemente perché con la violenza, anche verbale, non si ottiene nulla, anzi! Si rischia di innescare una radicalizzazione su basi ideologiche e di principio opposte a quelle che vorremmo avere. Dobbiamo comprendere che, come dice il codice penale, "la difesa è legittima se la reazione è proporzionata all'aggressione", ma sempre più spesso si acerbano i toni, si accusa continuamente ed indistintamente tutti di omofobia, finché questo concetto si svuota del proprio significato. Mia madre mi ripete spesso un proverbio siciliano che dice: se ad ogni pietra tiri un calcio, non porti a casa le scarpe. Se diamo a tutti degli omofobi finiamo per passare dalla parte del torto, degli isterici che gridano "Al lupo, al lupo!" e che vogliono imporre con la violenza i propri voleri.

È sacrosanto difendersi dall'omofobia? Certo, indiscutibilmente. Bisogna eccedere? No, mai. Sia ben chiaro: credo che sia il conduttore che la Radio abbiano gestito malissimo la questione, ma prendo le distanze dalle reazioni, spesso piú intolleranti, di parte del mondo LGBT. Da quelli che, per dirla con le parole di Radio Globo nel suo comunicato ufficiale, "hanno riversato il proprio odio con la stessa violenza che affermano di condannare [...] Emblematico, e ci teniamo a sottolinearlo, è il commento di un utente [...] che ha testualmente scritto [...] ve facciamo Charlie Hebo 2.0, Merde".

Il punto è proprio questo: nell'era della comunicazione siamo tutti diventati incapaci di comunicare. Ci sbraitiamo contro, vomitandoci addosso insulti violenti in modo spesso del tutto gratuito e fuori contesto anche per una semplice battuta sarcastica o perché la si pensa diversamente Succede dappertutto, sui social e nella vita reale, dovunque ci sia una discussione non si è esenti dal beccarsi insulti che vanno dall'idiota al venduto al traditore, dipende dal tipo di argomento su cui si "discute". E spesso ce la prendiamo con chi, per carenze culturali ma senza intenzioni persecutorie, esprime male dei concetti o utilizzando dei termini sbagliati. Conosco persone che spesso se ne escono con battute che possono sembrare omofobe, che scherzano sulla tematica omosessuale, ma posso assicurare mettendoci la mano sul fuoco che sono i primi a sostenere i diritti civili. Dobbiamo entrare nell'ottica, spesso dimenticata o ignorata, che il movimento di liberazione omosessuale è nato abbastanza recentemente nella storia umana, non si possono eradicare secoli di storia contraria in una manciata di decenni, bisogna avere a volte la pazienza di far capire alle persone, che spesso sono inconsapevoli, che determinati modi di dire, certi concetti, sono sbagliati o espressi in modo troppo aggressivo.

Ripeto, questo non giustifica affatto né ciò che è accaduto a Radio Globo né gli attacchi contro la comunità LGBT, ma vuole essere un ragionamento sulle reazioni, talvolta spropositate e sproporzionate. Quello che voglio dire è: chi decide cosa è omofobia e cosa non lo è? Sparare a zero e con violenza non aiuta né la comprensione né la normale integrazione: al contrario, in un'epoca in cui il web (e non solo) pullulano di Analfabeti funzionali, l'esacerbazione dei toni fa alzare gli scudi, dà voce ai veri seminatori di odio, a chi sostiene che l'omofobia non esiste ed è una nostra invenzione, che vogliamo imporre il nostro modello di vita, che vogliamo una legge contro l'omofobia per impedirgli di protestare, argomentando che sarebbe un bavaglio contro ogni battuta sarcastica. Per sconfiggere l'intolleranza c'è soltanto un modo: educare le persone al rispetto. Ma non possiamo pretendere rispetto e poi rispondere alla violenza con altra violenza.

Ribadisco, questo non vuol dire restare impassibili di fronte a casi come questo, ma evitare le risposte affrettate, di pancia, isteriche. Vuol dire fermarsi a chiedersi se veramente quella persona intendesse offendere qualcuno e comunque commisurare la reazione all'offesa ricevuta. Vuol dire prendersi il tempo di spiegare alla persona dove sbaglia, comprendere anche le ragioni dell'altro (che spesso ci sono sconosciute) prima di abbarbicarci sulle nostre posizioni e scagliare fulmini. Vuol dire dimostrare a chi veramente aizza l'odio che non saremo mai come loro, che non ci piegheremo mai alla loro logica, che non ci abbasseremo al loro livello troglodita e retrogrado. Vuol dire costruire una nuova società su nuove basi e nuovi ideali.

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