de-Il coraggio di essere Andrea Camilleri

18.07.2019

"Scrivo perché non so fare altro. Scrivo perché dopo posso dedicare i libri ai miei nipoti. Scrivo perché così mi ricordo di tutte le persone che ho amato. Scrivo perché mi piace raccontarmi storie. Scrivo perché mi piace raccontare storie. Scrivo perché alla fine posso prendermi la mia birra. Scrivo per restituire qualcosa di tutto quello che ho letto." (da "Come la penso: alcune cose che ho dentro la testa", 2013)

Chi è Andrea Camilleri? Tutti lo conosciamo pe fama, per aver letto qualche suo libro in quel meraviglioso amalgama di Siciliano e Italiano o per aver visto un episodio della serie sul Commissario Montalbano, sua creazione piú conosciuta e quasi suo alter ego messo in scena magistralmente da Luca Zingaretti. Qualcuno lo odia per la sua schiettezza e la sua tenace ricerca della verità altri, i piú, lo adorano proprio per questo: la freschezza intellettuale di un uomo di 93 anni che neanche le ingiurie del tempo, la cecità e altri acciacchi riesce a fermare. Un uomo che parla latino, che dice le cose come stanno, senza perdersi in inutili orpelli. Uno che va dritto al punto.

Il Maestro o semplicemente Don Nené come mi piace amorevolmente ricordarlo quando parlo di lui con i miei amici, è uno degli scrittori piú conosciuti e non solo in Italia: è stato tradotto in più di 120 lingue e ha venduto all'incirca 10 milioni di copie in tutto il mondo. Qualche volta, nei miei giri in una famosa libreria a Monaco, sfoglio qualche traduzione in tedesco, ironizzando poi con i miei amici sul fatto che certi modi di dire difficilmente possono essere resi in tedesco. Non ho ancora trovato il coraggio di acquistarne una copia, temendo di scoprire che, per riprodurre la tipica parlata sicula - italiana sia stato usato l'equivalente bavarese - tedesco. Speculazioni personali che mi porterò appreso ancora a lungo, forse.

Ma chi è in fondo Andrea Camilleri? Beh, per me è il genio, un autore inarrivabile, capace di raccontare la mia e la nostra Sicilia in modo cosí preciso, vivo e allo stesso modo malinconico e romantico. Un uomo che ama la sua terra ma che vi si è dovuto affrancare per trovare una realizzazione, ma che comunque mai dimentica le proprie origini. Ad un giornalista che gli chiese che cosa gli mancasse piú della Sicilia lui rispose, con estrema sincerità "U scrusciu du mari". E quel mare lui lo ha portato sempre dentro, nato nella splendida Porto Empedocle, già terra natia di un altro grande siciliano, Luigi Pirandello.

Pirandello era cugino della nonna di Camilleri: appartenevano entrambi a una famiglia che da sempre aveva avuto a che fare col commercio di carbone e zolfanelli. Il padre di Pirandello e il bisnonno materno di Camilleri erano stati toccati nel 1903 dalla crisi finanziaria ed appartenevano a quel ceto borghese siciliano che dopo l'unità d'Italia aveva sostituito alla guida politica dell'isola la nobiltà terriera. È lo stesso Camilleri a raccontare in un docufilm con Teresa Mannino ("Il maestro senza regole", andato in onda su RaiUno) dell'incontro con l'eminente scrittore.

Pirandello sembra influenzare parecchio la scrittura di Camilleri, che lo omaggia con una splendida biografia romanzata, "Biografia del figlio cambiato" in cui descrive la vita di questo grande personaggio della nostra letteratura ma in maniera discorsiva, come raccontando ad un amico senza riferimenti a fonti critiche o a dati bibliografici ma da un punto di vista personale, così come si può narrare di qualcuno osservandolo quasi di nascosto nei suoi comportamenti più spontanei. E i punti di contatto tra i due non finiscono qui: Camilleri si interessa anche di Cinema e teatro, scrive, lavora per la Rai e vive dentro quell'immenso amore per la sua terra che trasmette in ogni sua opera, in ogni suo lavoro. E questa luce, che Camilleri riesce a far arrivare ovunque (ricordiamo: tradotto in 120 lingue) è il suo marchio di fabbrica.

Ho conosciuto Don Nené solo attraverso i suoi scritti, tutti quelli della serie di Montalbano e alcuni (non ancora tutti) dei romanzi. Ma d'altronde anche per lui il successo è arrivato in tarda età: la sua carriera come scrittore comincia nel 1978 con "Il corso delle cose", esordio letterario. Tanti anni dopo, nel 1994, uscirà "La forma dell'acqua", il primo romanzo dove al suo interno compare il commissario Montalbano. A tal proposito diceva in una intervista a "Il Venerdì" di Repubblica: "Io sono stato povero e ho conosciuto il successo in tarda età. Tutto è arrivato tardi nella mia vita, e questa è una fortuna: mi sento come di aver vinto alla Sisal. Il successo fa venire in prima linea l'imbecillità. Se avessi ottenuto da giovane quel che ho oggi, non so come sarebbe finita. Non conosco il mio livello di imbecillità." Da quel lontano 1978 ad oggi, Don Nené ci ha regalato una carrellata di testi lunga oltre 100 libri, che lo rendono di diritto uno degli autori piú prolifici della letteratura italiana (e forse mondiale) contemporanea.

Ma non solo. Camilleri è anche una importante memoria storica non solo della Sicilia ma dell'Italia intera. Con i suoi racconti ambientati nel passato, riesce a farci comprendere meglio i guai della nostra ancora giovane democrazia andando alla radice dei problemi che oggi ci affliggono. Ricordandoci da dove veniamo e cercando di farci comprendere dove stiamo andando, lanciando continui moniti. Alla sua veneranda età sarebbe pure potuto restarsene in disparte, a godersi i frutti del suo diurno lavoro, la moglie, le tre figlie, i quattro nipoti... e invece no, come un uomo che sa quando è il momento di non tacere, fedele forse al monito di Martin Luter King ("Non ho paura della cattiveria dei malvagi ma del silenzio degli onesti"), ne ha date per bere e per sciacquare a tutti, specie all´attuale governo in aperto contrasto sulle politiche dell´accoglienza. Lui Siciliano DOC, cresciuto nella cultura accogliente per antonomasia, piú volte ha criticato le politiche dei porti chiusi e del razzismo. Tirandosi puntualmente addosso il tiro spietato di certa politica con certe scimmie urlanti al seguito. E anche nel momento piú delicato di un uomo, nella lotta per la vita con un nemico con cui tutti, presto o tardi ci confronteremo, non hanno perso occasione di infierire vigliaccamente.

Camilleri ha sempre preso le difese dei piú deboli, dei diseredati, degli esclusi. Basterebbe solo leggere i suoi libri, specie quelli della fortunata serie di Montalbano dove non solo i temi della lotta alla malavita ma anche quella alla corruzione ed al malaffare sono sempre in primo piano. "Mentre il rigore morale e l'onestà non sono contagiosi, l'assenza di etica e la corruzione lo sono, e possono moltiplicarsi esponenzialmente con straordinaria velocità." "Una volta un raccomandato veniva considerato per quello che veramente era, e cioè un tale che, non riuscendo a farcela con le proprie forze, pregava un santo in paradiso di dargli una spintarella. Oggi invece l'essere raccomandati è come uno status symbol e il raccomandato si affretta a farlo sapere in giro. "(da "Segnali di fumo", 2014).

Camilleri ha sempre raccontato attraverso storie che potremmo definire Regionalistiche o geolocalizzate, la verità profonda di questo nostro martoriato Paese. "L'italiani non amano sintiri le voci libbire, le virità disturbano il loro ciriveddro in sonnolenza perenni, preferiscino le voci che non gli danno problemi, che li rassicurano sulla loro appartinenza al gregge." (da "Una voce di notte", 2012). Lo ha fatto con stile, con garbo ma con puntuale e chirurgica precisione, esprimendo il suo pensiero in modo secco ma mai sgarbato. "Che paìsi era quello indove un ministro che era stato 'n carrica 'na vota aviva ditto che con la mafia bisognava convivere? (da "Una voce di notte", 2012). Pugni nello stomaco, atroci verità. Ma la verità per Camilleri è sempre stata importante, come la parola. "Le parole che dicono la verità hanno una vibrazione diversa da tutte le altre." (da "Un mese con Montalbano", 1998).

Quindi in definitiva, chi è Andrea Camilleri? Per me è un esempio, non solo come scrittore, come siciliano, ma soprattutto come Uomo. Capace di empatia, di ironia e soprattutto consapevole del suo ruolo, del suo potenziale e della sua origine. Un uomo che ci ricorda attraverso le sue parole, che l'uomo è anche miseria ma non solo. E che con il coraggio che ha sempre avuto di seguire le sue idee, ci ha mostrato una via di resistenza garbata, civile e non violenta. In una intervista a "Che tempo che fa" disse: "Non voglio morire male, non voglio avere il pessimismo, voglio morire con la speranza che i miei figli i miei nipoti i miei pronipoti vivano in un mondo di pace. Bisogna che i giovani si ribellino... Non disilludetemi.". Io sono qui per raccogliere questo suo invito. Baciamo le mani, Don Nené. 

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