de-5 motivi per cui dovresti temere il riscaldamento globale

05.09.2019

Il riscaldamento globale e i cambiamenti del clima non sono piú una previsione allarmante e surreale, ma stanno ormai diventando una costante e sempre piú persone, sia nel mondo scientifico che tra le persone comuni, lanciano l'allarme: la temperatura media mondiale si è già innalzata di 1 grado negli ultimi 50 anni e il trend non è certo ottimistico per il futuro. Ormai è innegabile per chi sia armato di obiettività e buon senso, che questi cambiamenti comincino ad influire anche pesantemente sulla nostra vita quotidiana, con cambi repentini di temperatura (con importanti escursioni anche nell'ambito della stessa giornata), sulla reperibilità di alcuni prodotti stagionali, sulle produzioni agricole, sulle piogge, le inondazioni e tutti i conseguenti disagi. Ma mentre il braccio di ferro tra chi sostiene che l'impatto delle attività umane sta distruggendo il mondo e chi invece ritiene questi cambiamenti una costante ciclica della vita naturale del pianeta, è indubbio che il processo, se non direttamente causa dell'antropomorfizzazione, viene da esso accelerato e giocherà nell'immediato futuro un ruolo fondamentale non solo nello sviluppo ma anche nel mantenimento di determinati stili di vita.

Un rapporto storico sui cambiamenti climatici del gruppo di esperti scientifici delle Nazioni Unite pubblicato a ottobre 2018, dipinge un quadro inquietante sulle conseguenze immediate dei cambiamenti climatici i cui irreversibili effetti si manifesteranno molto prima di quanto previsto nel precedente studio realizzato in occasione dell'accordo sul clima di Parigi del 2015. Oltre gli effetti politici e sociali di questi cambiamenti (come per esempio i flussi migratori che coinvolgono le zone immediatamente al di sotto o al di sopra delle fasce dei grandi deserti e che vedono milioni di emigranti economici muoversi dall'Africa all'Europa), il mondo si appresta nel 2050 a raggiungere i 9,8 miliardi di abitanti e con 3,4 miliardi di bocche in più da sfamare, secondo le stime dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, la domanda di cibo aumenterà del 70%.

Finché continueremo a percepire il problema come qualcosa di esterno e noi e non ci impegneremo a fare ognuno la propria parte, non riusciremo in alcun modo a cambiare le cose. Non possiamo aspettare che sia qualcun´altro a salvarci. Dobbiamo comprendere che i cambiamenti climatici avranno delle ripercussioni sul nostro stile di vita; e per comprendere quale potenziale portata essi abbiano, bisogna guardare ai prodotti più di largo consumo che rischiano l'estensione.

  1. Secondo un rapporto del Climate institute, a causa dell'innalzamento della temperatura e dell'andamento irregolare dei modelli meteorologici a breve alcuni paesi non saranno più in grado di proseguire la coltivazione del caffè. Nonostante non sia un alimento base in nessuna dieta, è un grande affare. All'ingrosso il suo valore di mercato si aggira intorno ai 100 miliardi dollari. Il caffè è coltivato in oltre 50 paesi ed è il secondo prodotto più scambiato al mondo dopo il petrolio. A livello globale ogni giorno ne vengono consumate più di 2,25 miliardi di tazze.
  2. In quattro decenni, la quantità di terra disponibile per la coltivazione del cacao è diminuita del 40%. Nei prossimi 40 anni, la temperatura in Ghana e Costa d'Avorio, dove viene coltivato il 70% di cacao, è destinata ad aumentare di 2 gradi. Questo renderà il clima locale troppo caldo e secco per gli alberi di cacao. Come se non bastasse, entro il 2020 la domanda mondiale di cacao supererà l'offerta di un milione di tonnellate.
  3. Secondo uno recentissimo studio pubblicato su Nature Plants la siccità estrema e le ondate di caldo scatenate dai cambiamenti climatici potrebbero ridurre drasticamente i raccolti di orzo in tutto il mondo. Come conseguenza assisteremo a una carenza di birra a livello mondiale.
  4. Le prime ricerche indicano che le regioni di coltivazione del potrebbero diminuire in alcune parti del mondo fino al 40-55% nei prossimi decenni e le qualità, in particolare per i tè di fascia alta, risentirne in modo sostanziale.
  5. All'appello non manca neppure il vino, per il quale i paesi maggiori produttori di uve potrebbero perdere dal 25% al 73% in terra coltivabile entro il 2050. 
  6. Del clima impazzito risentono anche mari e oceani, tramutati in una zuppa acida inospitale per molte specie di molluschi e crostacei. Nel Pacifico nord-occidentale, per esempio, l'industria delle ostriche ha già perso 110 milioni di dollari a causa dell'acqua più corrosiva

Il problema siamo noi, divenuti troppo egoisti per pensare a chi verrà dopo di noi, ai nostri figli e nipoti, che erediteranno una terra più povera e potenzialmente invivibile. Siamo incapaci di operare quei piccoli cambiamenti nelle nostre abitudini che, implementate a livello collettivo, potrebbero contribuire ad invertire il trend negativo, aspettando un messia che non arriverà mai. Devono essere gli altri, non specificate entità, a trovare la soluzione mentre noi continuiamo a vivere nella falsa speranza che questo benessere duri in eterno. Senza bisogno di diventare degli estremisti, basterebbe recuperare il buon senso ed accettare la sfida di creare un nuovo modello economico basato sul rispetto dell'ambiente perché, come dicevano gli indiani, non ereditiamo il mondo dai nostri padri, ma lo prendiamo in prestito dai nostri figli.